La formazione culturale di Antonio Gramsci - 1910-1918

L’impronta fortissima dell’ambiente originario sardo come momento essenziale della formazione del giovane Antonio Gramsci. Quel mondo rurale e agricolo tipicamente meridionale, in cui pastori e contadini, ma anche esponenti della piccola borghesia, vivono nel bisogno. Una società di diseredati e oppressi dallo sfruttamento dei padroni provenienti dal continente, la cui condizione non sarà secondaria nel determinare le inclinazioni politiche e la passione di giustizia sociale di cui darà prova fin dai suoi primi scritti civili, tra cui “Oppressi e Oppressori”. L’influenza del pensiero di Gaetano Salvemini e la comune denuncia contro il protezionismo. Il periodo degli studi universitari a Torino: l’incontro con la città più industriale e operaia d’Italia, dove Gramsci avrà modo di entrare in contatto con il fervente dibattito culturale in atto tra idealismo, positivismo e marxismo; di approfondire il pensiero di Karl Marx e andare oltre il socialismo contadino per avvicinarsi al materialismo storico. Un ambiente che gli consentirà di inserirsi nelle nuove dinamiche delle lotte sociali, svolgendo attività politica con nuova acquisita maturità. Un contesto che farà di lui un acuto intellettuale e un grande rivoluzionario…  
Antonio Gramsci è stato uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso, i cui scritti risultano essere ancora oggi tra le opere italiane più tradotte e lette all’estero compresi gli Sati Uniti. Questo saggio intelligente e documentato di Michele Marseglia, frutto di una lunga e intesa attività di studi e riflessioni attorno alla figura del noto politico e filosofo italiano, costituisce un’approfondita ricostruzione storico-critica delle condizioni sociali e culturali che presiedono alla sua formazione giovanile. Una ricostruzione che non ha nulla di encomiastico, né di agiografico, ma condotta con metodo analitico e sistematico tra aspetti specifici e vicende particolari relative al periodo compreso tra il 1910 e il 1918. La rivisitazione – è bene precisarlo subito – non ha l’ambizione di colmare nessuna lacuna, vista la sterminata produzione di analisi fin qui prodotta. L’obiettivo dell’autore, che non è uno storico di professione ma un attento studioso del pensiero gramsciano, è piuttosto un altro, di carattere filosofico-politico: è quello di dare un contributo allo sforzo di problematizzare in modo nuovo le questioni nodali che è necessario affrontare per tornare a riflettere e discutere su Antonio Gramsci in rinnovati termini critici e approfonditi. Sull’originalità di un percorso politico e culturale che lo caratterizza e lo distingue dal resto degli intellettuali del suo tempo, tra cui Gaetano Salvemini e Antonio Labriola, per aver indicato con acuta determinazione la nuova via del movimento socialista.


Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER