La fornace

La fornace
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Tam Docherty è appena tornato in Scozia dopo aver vissuto per un po' a Grenoble, in Francia. Ha preso un appartamento in affitto a Edimburgo, ma potrebbe essere un eremo in cima al mondo, per come si sente solo, amareggiato, vecchio. Gli torna in mente il passato, scene apparentemente pescate a caso: per esempio quella volta che adolescente a letto rimuginava su 'quella cosa', sì, insomma, sul sesso. Aveva letto da poco un articolo in cui si spiegava che Gandhi per mettere alla prova la sua castità era solito andare a letto (a dormire) con alcune (alcune!) ragazze per volta, e quindi fantasticava di proporre la stessa cosa a qualcuna delle sue amiche, per tender loro una trappola. Doveva essere il 1955, già: l'estate della fornace, la fabbrica di mattoni nella quale aveva lavorato. Il tempo in cui era ancora vergine ma sapeva fumare come un uomo di mondo, il tempo in cui giocava interminabili partite di calcio nel parco e leggeva avidamente tutti i libri che avrebbero segnato la sua vita. Ma la memoria ormai salta in avanti, va a una delle tante schermaglie coniugali con Gill, quale coppia sposata non ne ha: si hanno talmente tanti risentimenti nascosti che per litigare ci si può attaccare a qualsiasi pretesto, anche il più idiota. Quello preferito di Gill era Sandra Hayes, un'amica di Tom carina ma non molto intelligente: "Sandra Hayes è bella", sparava sua moglie, solo per indagare cosa ne pensasse lui, che naturalmente negava, e a quel punto lei lo accusava di mentire, e così via. Altro giro, altri ricordi: la passione quasi carnale di Tam per il cinema, un periodo passato in una Parigi freddissima, un colloquio con sua figlia Megan, l'abitudine che aveva da ragazzino di crogliolarsi nel letto del fratello Michael e della sua ragazza quando loro non c'erano...

La fornace è un momento abbastanza atipico nel percorso letterario di William McIlvanney, malgrado per certi versi sia bizzarramente legato agli altri suoi libri: il protagonista infatti è imparentato con alcuni personaggi di uno dei primi romanzi dello scrittore scozzese, e compagno di scuola di Jack Laidlaw, il detective della saga noir ambientata a Glasgow che l'ha fatto conoscere al pubblico internazionale. Ciononostante ha un registro prettamente ironico e arguto - insolito per McIlvanney - e un afflato intimista che ha fatto pensare alcuni a una voglia di autobiografia, peraltro recisamente smentita dall'autore in una recente intervista: "Tam Docherty condivide alcuni tratti della sua vita con me, ma di certo non è me, per esempio le nostre storie familiari sono molto diverse. Sapevo di prendermi un rischio nel trasporre in fiction alcuni aspetti autobiografici, la gente pensi quello che vuole. Ma credo che se uno scrittore per definizione può prendersi libertà con le storie di altra gente, sarà pur libero di prendersene con la propria!". Cinque anni di lavorazione, 400 pagine e spiccioli, il romanzo è un affresco della società scozzese che va a ritroso dagli anni '80 agli anni '50, ma si focalizza più sugli aspetti personali ed esistenziali che su quelli politici o sociali: si parla di turbamenti adolescenziali, crisi matrimoniali, bugie e ipocrisie insomma, non di scioperi o licenziamenti. Un romanzo di formazione percorso a ritroso, con salti temporali continui che rendono la lettura pirotecnica ma non sempre agevole. La fornace è stato designato Saltire Society Book of the Year per il 1996.



 

 

 
 
 
 

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