La fortezza

La fortezza
Il Maresciallo Tito è morto da poco, e con lui se n'è andata un'epoca. La Jugoslavia si sta sfaldando, e le paranoie spuntano ovunque come funghi velenosi. Anche nell'esercito solo nervosismo, confusione, ordini contraddittori. Il tenente Livius Maxim è a due settimane dal congedo quando viene inviato in missione non si sa bene per cosa in una remota guarnigione di frontiera situata in una zona impervia. L'idea di qualche giorno nel silenzio tra boschi e montagne non gli dispiace, ma quando arriva alla fortezza medievale che ospita la guarnigione Livius si trova di fronte a una situazione surreale: gli uomini del colonnello Mavrov non sembrano fare caso ai gradi, non fanno il saluto militare, non si mettono sull'attenti, non portano armi tranne che quando escono in missione nei boschi, passano tutto il tempo non impegnato nel lavoro di scavo in una misteriosa miniera nelle viscere della montagna nei loro alloggi a fare non si sa che, usano i favori personali come moneta e malgrado non sembrino avere alcun contatto col mondo esterno (né televisione né giornali né telefono né servizio postale) hanno una mensa fornitissima. Il colonnello Mavrov comunica a Livius che il suo atteso congedo è stato sospeso a tempo indeterminato, e dopo qualche giorno al costernato tenente viene spiegato che la fortezza a quanto pare è situata in una misteriosa zona nella quale il tempo non scorre e i ricordi prendono quasi vita, divenendo tanto concreti e assorbenti che il passato finisce per dominare le giornate dei soldati...
Il filologo Róbert Hász - che l'ha vissuto traumaticamente sulla sua pelle, tanto che nel 1991 è stato costretto a rifugiarsi in Ungheria – racconta il disfacimento della Jugoslavia post-Tito con l'arma della metafora, del racconto simbolico colorato di mistero. Più che a Il deserto dei tartari di Dino Buzzati – che al lettore italiano non può non venire alla mente sin dalle prime pagine – La fortezza però somiglia a Solaris di Stanislaw Lem: come ambientazione abbiamo là una stazione spaziale, qui una guarnigione sperduta tra i monti, ma identica è la lontananza dalla realtà, simile il mood a metà tra follia visionaria e memoria romantica che pervade i personaggi, sovrapponibile l'atmosfera di tensione e incomprensibile minaccia incombente che abita le pagine. Dritto dritto dalla tradizione letteraria dell'Est Europa arriva poi il tema di un potere ottuso e invisibile che dirama ordini senza senso – e qui è trasparente l'allusione al sistema sovietico. Un romanzo fascinoso, che mescola sapientemente fantastico e politico, sentimentale e satirico. Polvere alzata dal crollo di un muro.

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