La forza delle cose

La forza delle cose
Liste della spesa, liste delle commissioni, liste dei vizi e delle virtù, dei proponimenti e dei punteggi a Scarabeo. Elizabeth Bogert ha uno spiccato senso dell’ordine che esprime con la mania delle liste. Figlia esuberante ed emancipata di un giurista WASP della Chicago che conta, Elizabeth il suo ordine interno lo sconvolge però nell’arco di una sera, quando giunge a una festa in onore di Truman Capote a braccetto con il marito e ne esce al braccio dell’uomo che diventerà l’amore della sua vita. Questo non è un romanzo, è la storia vera di una famiglia, e il personaggio illustre non è Elizabeth ma suo marito, Ugo Stille, l’eclettico e istrionico giornalista ed ex direttore del Corriere della Sera. Ma la penna qui è quella del figlio Alexander Stille, che introduce la sua famiglia partendo invece proprio dalla mamma, con un affresco epocale degno di una saga della migliore tradizione russa dell’Ottocento. Mikhail Kamenetzki, detto Misha, nasce a Mosca nel 1919 in una famiglia di origine ebraica, si ritrova profugo per due volte nella vita: fuggito alla Rivoluzione raggiunge in un primo tempo Roma, dovrà poi lasciarla rocambolescamente durante il fascismo per approdare a New York, dove abbandona il suo nome per assumere quello di Ugo Stille, già pseudonimo nelle collaborazioni editoriali in Italia, e con il quale firmerà gli articoli quale corrispondente per il Corriere della Sera. E’ qui che Ugo incontra Elizabeth ed è qui che avviene l’incontro-scontro tra due culture lontane che inevitabilmente si attraggono, ma che daranno origine a un matrimonio di guerra e pace, così come contrastanti e sofferti sono gli eventi che si susseguono nella seconda metà del secolo scorso e che fanno da sfondo alla storia...
La forza delle cose: quasi cinquecento pagine di racconto epico e intimo insieme, uno straordinario memoir di Alessandro Stille, edito da Garzanti per l’Italia, ma che è uscito contemporaneamente negli Stati Uniti per Farrar Straus & Giroux. “Mio padre conduceva un’esistenza biforcuta, schizofrenica”: Alexander ha un grandissimo merito, riesce a trasmettere tutte le emozioni di un autore coinvolto nella narrazione senza risparmiare nulla al profilo dei genitori e delle rispettive famiglie. L’algida figura professionale di Ugo Stille ne esce quale accumulatore compulsivo di libri e giornali, che si trascina per la casa da un divano all’altro in pigiama, la sua tenuta da lavoro preferita, vietando a tutti di buttare qualsiasi cosa, e la bella quanto precisa Elizabeth dovrà confrontarsi con il crescente disordine, ma soprattutto con i ripetuti scatti d’ira del marito. Alexander è testimone della meschinità del padre nel rapporto col denaro, del suo carattere di malevola diffidenza nei confronti del prossimo e delle ripetute umiliazioni che la sua mamma devota deve sopportare. Ma è proprio dalla descrizione psicologica dei caratteri che emerge una riflessione profonda e interessante: Elizabeth è una donna raffinata e colta, studiosa d’arte e frequentatrice appassionata del Bauhaus, ed è grazie alla sua sensibilità che subisce il fascino reticente della cultura ebraica in fuga dalla tragedia del Vecchio Continente. Una figura straordinaria nello spirito di sopportazione, che attraverso la cultura arriva a comprendere e apprezzare il valore di Misha e del suo mondo, a prescindere dal suo carattere, pur senza mai smettere di detestarne la matrice “ostjuden” che caratterizza i “poveri” ebrei dell’Europa orientale. Ottimi studi, grandi amicizie nell’intellighenzia italiana degli anni Trenta (tra cui Giaime Pintor), giornalista straordinario, realista e refrattario all’ideologia, Ugo Stille è anche allergico ai giudizi moralistici che secondo lui sfalserebbero l’analisi politica. Curiosità e scetticismo si fondono nella sua mente, mentre la nuvola di fumo della sua pipa ne avvolge perennemente il corpo. Ma il matrimonio di guerra e pace non si ferma alla coppia, sconfina nei rapporti politici tra Europa e Stati Uniti con ricche pagine di collegamenti storici del periodo più complesso del Novecento. Da un giornalista e saggista politico e polemico qual è l’autore (ha all’attivo due pamphlet contro Andreotti e Berlusconi) non ci si aspetterebbe una tale sensibilità narrativa, invece Stille incanta, la realtà di una famiglia fuori dall’ordinario raccontata con lo stupore e il distacco del ragazzino-spettatore è commovente. La forza delle cose è prima di tutto la forza di Alexander di aver ricercato i tasselli mancanti nel disordine cartaceo del padre e di aver completato con essi la sua esperienza di testimone oculare, regalando al lettore un emozionante affresco di famiglia, società, politica e  sentimenti. Non realistico, semplicemente reale.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER