La foto di Moro

La foto di Moro

Le foto di Aldo Moro pubblicate il 19 marzo e il 21 aprile 1978 su tutti i giornali italiani viste con uno sguardo diverso dal solito. Un approccio di tipo semiotico per dimostrare come questi “documenti fotografici” siano stati non solo un modo per dire che Moro era vivo, ma anche forma pubblicitaria e messaggio propagandistico. Due foto che hanno segnato uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo modo di creare e di concepire le immagini della politica...

Se le lettere che Moro ha scritto dal carcere in molti anni sono state sviscerate da critici, storici, letterati e giornalisti, diversa sorte è toccata alle foto scattate dai brigatisti durante quei giorni, viste più come un feticcio che come oggetto di studio. Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario, invece inizia proprio da qui. Il testo espone in maniera chiara e coincisa la tesi principale, e cioè come dietro le foto scattate dai brigatisti ci sia il preciso intento, più o meno consapevole, di degradare Moro da uomo politico, intoccabile, a uomo comune. Per argomentare Belpoliti usa le armi della semiotica, scovando dietro ogni piccolo dettaglio nella costruzione dell’immagine (la camicia di Moro sbottonata, la testa reclinata, e altro ancora) le spie di significati sotterranei. Secondo Belpoliti infatti le foto avrebbero anche una chiara intenzione propagandistica, un I want you tutto italiano. Per finire, sempre attraverso una prosa asciutta e priva di orpelli, Belpoliti spiega come all’origine delle immagini iper-studiate dei politici di oggi (come esempi vengono citati Berlusconi e Sarkozy) ci siano quelle foto scattate durante i 55 giorni del sequestro Moro. Quarantuno pagine scorrevoli e di agevole lettura.



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