La frontiera proibita

La frontiera proibita
Anni '30. Il professor Henry J. Barstow, fisico stimato e membro della Royal Society, ha lavorato giorno e notte per circa quattro mesi alla costruzione di un complesso strumento per ricerche astronomiche. Il suo medico curante, vistolo stremato, lo mette di fronte ad un ultimatum: o una lunga vacanza subito, o l'esaurimento nervoso tra breve. Barstow sceglie la prima opzione, e parte in automobile per Truro, in Cornovaglia. Dopo una mattinata di viaggio, il professore si ferma apranzo al Royal Crown Hotel, un grazioso albergo-ristorante lungo la strada. Qui la situazione si fa confusa, le immagini si confondono, gli avvenimenti si accavallano: fatto sta che Barstow riprende coscienza di sé 5 settimane dopo, senza ricordare nulla di ciò che gli è capitato. In realtà, il fisico ha incontrato al Royal Crown Hotel uno strano individuo, un uomo di mezza età che si è presentato come Simon Groom e ha attaccato bottone con lo scienziato. Groom mostrava di conoscere con precisione sospetta il lavoro di Barstow e le sue opinioni sulle prospettive future dell'utilizzo dell'energia atomica, espresse solo una volta in una intervista ad un giornale. Con aria da cospiratore, Groom aveva anche confidato al professore che in realtà una bomba atomica era già stata messa a punto nello Stato balcanico di Ixania. A quel punto, l'incredulo fisico Henry J. Barstow si era trasformato in Conway Carruthers, agente segreto in partenza per l'Ixania e in procinto di vivere mirabolanti avventure e amori esotici...
Dio, che goduria. Agenti segreti in doppio petto e borsalino, rivoltelle (e non pistole, che volgarità!) scoppiettanti, amnesie, donne fatali e bellissime dai nomi improbabili e dalle scollature profonde sulla schiena, veleni, armi atomiche, spie, inseguimenti, cocktail: sembra di essere in un fumetto dei Roaring Thirties, come Mandrake, L'Agente X-9 o The Shadow. E infatti il romanzo di Eric Ambler (ristampato da Adelphi con la preziosa traduzione di Manganelli dopo una fugace apparizione in libreria qualche anno fa per i tipi di Hobby & Work) è del 1936, quindi non si tratta di una gustosa operazione-nostalgia, ma di una spy-story doc. The real thing insomma, come dicono gli americani. Si tratta in verità del romanzo d'esordio del giallista britannico, e quindi non mancano qualche ingenuità e qualche forzatura, ma risaltano ancor di più di contro l'energia, la verve, la voglia di stupire del giovane Ambler. Delizioso come un bubble-gum alla fragola.

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