La fuga degli dèi

La fuga degli dèi

“L’immagine ha presenza solo nell'attimo del suo essere vissuta […] l’immagine fluisce assieme al sempre fluente vivere esperienze”. Monaco, fin-de-siècle, tumultuoso e multiforme ribollire di idee, movimenti in opposizione alla modernità in atto, all’aridità del presente, ai dogmatismi religiosi; dicotomie di pensiero che si fanno strumenti ideologici, di potere, ma anche strettoie d’appartenenza, deviazioni antisemite. Nel 1899 si forma la cerchia dei Cosmici, al cui interno gravitano Karl Wolfskehl, Alfred Schuler, Ludwig Derleth e Ludwig Klages. I Cosmici manifestano la rottura “drastica e definitiva con il pensiero scientifico e la cultura presente” attraverso un’interpretazione radicale del mito. Klages diventa il principale intermediario per la scrittura di una filosofia del mito che si ricolleghi – riscoprendo – agli studi di Johann Jacob Bachofen, approfondendo l’importanza e l’urgenza filosofica, metafisica ed esperienziale di lavori come Il Matriarcato. Feconda contemplazione del mondo attorno a sé: capacità innata nell’uomo primitivo, nel Pelasge; nel matriarcato delle origini in cui la Dea Madre era la prima coincidentia oppositorum: vita esuberante e morte ineluttabile “da cui dipartono le radici di tutti i simboli elementari. Simbolo e Mito si presentano allora come medium attraverso i quali tornare all’immagine originaria – Urbild - del reale, che deve tornare a presentarsi nella modernità, sfuggendo allo sviluppo unilaterale del tempo e alla vittoria definitiva dell’Occidente sull’Oriente, del Padre sulle Madri, del Dio unico onnipotente sulle molteplici divinità”. Stato di coscienza pre-logico e in assenza di volontà di dominio, “pelasgico, patico ed estatico”…

Il cammino-pensiero di Ludwig Klages passa dai Cosmici, dalla sinergia con la turbolenta (anti)femminista Franziska zu Reventlow, dall’incontro con il poeta Stefan George, prima grande ispiratore poi sintomo di incomprensione insanabile, frattura (scalpore di Schwabing, 1904) e George che si fa poeta-vate al centro del George-Kreis, teorizzando uno nuovo apparato estetico-religioso che escluda la “materia” femminile e crei una nuova lega maschile, dall’influsso esercitato nella Kulturkritik di sinistra, in Walter Benjamin e nella Dialettica dell’Illuminismo di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer, fino all’utopia di Ernst Bloch. Come un labirinto, la Monaco di inizio Novecento è il contesto scandagliato e interrogato dal lavoro di ricerca di Chiara Gianni Ardic e ora pubblicato da Jouvence: contesto, come scrive Giampiero Moretti nell’introduzione, disposto come lunga anticamera a una preziosa decontestualizzazione dell’opera di Klages, offrendo così i diversi elementi essenziali, liberi, “al lettore più attento”, insieme a spunti di riflessione su nessi con l’attualità (fondamentalismo e fanatismo, ma anche ecologia, riscoperta della maternità nella donna). Anni di ricerca su Ludwig Klages – laurea magistrale e dottorato – hanno portato a questa monografia ritmata da una corposa bibliografia intorno alle suggestioni, le problematiche, i paradossi e dinamiche “dell’ermeneutica dell’immagine” in Klages, dialettica in divenire tra contesto storico e sovracontesto di affinità esperienziali, e influenze anche nei detrattori: da qui la peculiarità del suo lavoro e delle sue opere.



 

 

 

 
 
 
 

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