La gabbia

Vista in quel momento la scena si presentava come fosse parte di una commedia surreale. Stefano stringeva nelle mani due telefoni: con uno parlava, l'altro squillava incessantemente. Gabriele era chino sul suo portatile e scriveva un comunicato senza badare agli altri. Tommaso si muoveva senza sosta su e giù per la stanza provando e riprovando l'intervista. Chiara controllava i lanci delle agenzie e sembrava l'unica sana di mente in una gabbia di matti. Del resto era proprio tra sbarre di ferro che i quattro si rinchiudevano ogni settimana per sensibilizzare la gente al tema dell'abolizione della pena di morte in tutti quei paesi (molti, troppi) in cui ancora persiste. La campagna si chiamava Dead or alive ed era partita da Bologna qualche anno prima. Ogni sabato portavano la gabbia in Piazza di Porta Ravegnana e a turno entravano tra quelle sbarre indossando tute arancioni del tutto simili a quelle dei condannati statunitensi. Le performance di Chiara erano quelle che destavano maggiore attenzione. Non solo per la sua straordinaria bellezza, ma anche il modo in cui teatralizzava la sua presenza all'interno della gabbia, cercando di comprendere fino in fondo tutta la paura e l'angoscia che un condannato a morte poteva provare. Occhi spenti, sguardo carico di pathos. L'avvenenza faceva il resto…
Storia di una campagna elettorale gestita sempre sul filo del rasoio, di uomini e donne impegnate a inseguire un unico fine con strategie ed etiche differenti. Con questo romanzo di esordio, Davide Cavazza sceglie di raccontare nell’insolita forma del romanzo gli intrighi, le passioni e le trame nascoste di quello che, soprattutto in Italia, è al tempo stesso il momento di maggior coesione e divisione sociale: le elezioni politiche per la presidenza del Consiglio. Non senza banalità (il comportamento sempre cool del candidato Francese) e forzature (la misteriosa afonia del giornalista Torre, l’improbabile incidente di Chiara) nella trama e con qualche caduta di stile della pur buona scrittura (soprattutto nei capitoli dedicati a Chiara: “Il suo amore per la vita era sconfinato, quasi irreale”, “Ma quando piove troppo si può solo scappare”), è interessante il modo in cui l’autore, intorno alla storia di quattro amici divisi da anni di rancori, riesca a descrivere con competenza e dovizia di particolari quel mondo fatto di giornalisti, sondaggisti, società di consulenza, editori, stagisti, che di fatto influenza il destino di una nazione più di ogni soggetto politico. Un mondo di persone rinchiuse nella propria gabbia, intrappolate nell'imperterrito muoversi tra ambizione personale e umana tensione al bene comune.

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