La gente – Viaggio nell’Italia del risentimento

La gente – Viaggio nell’Italia del risentimento

Febbraio 1992, Teatro Smeraldo di Milano. Beppe Grillo porta in scena un suo spettacolo. Ai fini della rappresentazione ogni spettatore viene fornito, al momento dell’ingresso, di una targhetta dove viene stampato il nome di una categoria: bianchi, puri, del Nord, ebrei, piduisti, leghisti, meridionali, extracomunitari e molti altri. Lo show è a base di invettive, insulti, parolacce e tante risate, ma soprattutto il comico genovese dimostra di saper instaurare un rapporto viscerale con il pubblico, anzi con “la gente”. Molto spazio, infatti, viene lasciato all’indignazione dei cittadini, attraverso le telefonate da casa di gente arrabbiata. È proprio in occasione di questo spettacolo che il Beppe nazionale invita la folla a urlare il primo sonoro “vaffanculo” ai politici e al sistema, quel vaffa che diventerà pietra angolare del suo Movimento, nato nello stesso teatro di Milano nel 2009, fondato sul risentimento e su quella che lo stesso Grillo definiva già in quel lontanissimo 1992 la “gentocrazia”. Erano i giorni in cui i magistrati di Milano, arrestando il socialista Mario Chiesa, ridisegnavano la geografia politica italiana e facevano esplodere lo scandalo di Tangentopoli. I primi anni Novanta sono un momento in cui la situazione è fluida, magmatica, e tutto si rimescola. Per citare il politologo Marco Tarchi, si assiste a quello che è «il trionfo della Piazza sul Palazzo, il rifiuto della mediazione che è alla base della democrazia». Se indubbiamente, anche alla luce degli sviluppi più recenti, Grillo è il peso massimo del gentismo italiano, non vanno trascurati fenomeni di minor rilevanza, ma ugualmente sintomatici della crisi della nostra democrazia, anche se quasi sempre si sono rivelati manifestazioni folkloristiche o ai limiti del grottesco. Nel luglio 2011, ad esempio, scoppia sul web il caso di Spider Truman, un uomo misterioso che dice di voler raccontare tutti i segreti della Casta politica; volto coperto, voce camuffata, una serie di accorgimenti estetici e narrativi degni di V per Vendetta, ma in realtà pochissima sostanza, e Spider si limita a riutilizzare notizie già di dominio pubblico spacciandole per rivelazioni. Nel 2013 poi si verifica quella che è la cosa più simile a una sommossa popolare nella storia italiana recente, anche se con esiti quasi comici: il Movimento dei Forconi e i Comitati riuniti agricoli manifestano assieme, probabilmente con una fiducia in sé stessi a dir poco eccessiva. Ma nell’Italia gentista c’è molto altro: ci sono le posizioni di retroguardia degli ultracattolici che si battono contro unioni civili e “ideologia gender” con manifestazioni come il Family day, ci sono i complottisti che cianciano di scie chimiche o di oscuri piani per sostituire la popolazione italiana, c’è in definitiva una folla spaventosa di analfabeti funzionali che trovano nell’odio generico verso i politici l’unica valvola di sfogo, facendosi guidare da guru improvvisati e fake news montate ad arte per influenzare loro, la gente…

Leonardo Bianchi è giornalista, blogger e news editor di Vice Italia. La gente. Viaggio nell'Italia del risentimento è il suo primo libro. Il titolo è eloquente, e intende riproporre in un certo senso il dualismo gente/casta a dieci anni dall’uscita del bestseller di Rizzo e Stella, come a voler significare che la gente oggi si sente in grado di vedersela alla pari col Palazzo, con quella ristretta élite di bramini intoccabili. Si tratta di un saggio pop ma ambizioso, analitico e dettagliato fino all’eccesso (il lettore troverà circa 70 pagine fittissime di bibliografia e sitografia), che si pone l’obiettivo di descrivere la politica italiana e le connessioni con la società che l’ha prodotta. La trattazione degli argomenti si articola in tre parti che suggeriscono aree tematiche diverse: “Guerra alla Casta” parla in senso lato del risentimento verso i politici, “Il cittadino s’indigna” fa un focus sulle barricate xenofobe a Goro, Gorino e Tor Sapienza, “Realtà parallele” apre uno squarcio su complottismi vari e sull’integralismo cattolico. Ma non solo: ci sono gustosi capitoli su come in occasione del referendum costituzionale si sia tentato di fare propaganda attraverso innocue pagine Facebook “buongiorniste”, o su come pagine dai contenuti sessisti, xenofobi e intolleranti, che inneggiano a “ignoranza” e “degrado” siano spesso il cavallo di Troia di gruppi di estrema destra. In fondo è vero che ci scegliamo sempre rappresentanti del nostro stesso livello, perché ci piace che a governarci sia gente tutto sommato mediocre quanto noi, perché ci consola l'illusione che con un piccolo sforzo potremmo essere noi al loro posto. Oggi il trend imperante sono gli uomini qualunque, i masanielli improvvisati e i demagoghi da quattro soldi. La gente non vuole politici, non vuole abili amministratori, non vuole preparati guardiani della Cosa Pubblica, la gente vuole entrare nel palazzo per portare le sue idee. Di conseguenza la politica italiana si è adattata, ha rinunciato del tutto alla sua funzione pedagogica, a risolvere i problemi e a raddrizzare le storture e le deformazioni del Paese, e ha deciso di farsi trascinare dalle pulsioni dell’elettorato fino a distorcersi essa stessa. È così che l’Italia è diventata una repubblica gentocratica.



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