La gente non esiste

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Un ragazzo riceve la solita email da una sconosciuta russa in cerca di marito e, nonostante la certezza che si tratti di uno scherzo o di una truffa, si innamora di un’identità fittizia... Mentre un satellite cinese minaccia di schiantarsi sulla terra, una donna trascorre un fine settimana a Parigi con marito e figli e, al ritorno, scopre che Anna, la vicina di casa malata da tempo, con la quale avevano cenato la sera prima della partenza, è morta proprio in quei giorni; Anna, però, le riappare in sogno, quasi a rassicurarla riguardo alle cose davvero importanti della vita… Due fratelli, preoccupati per l’anziana madre, che da tempo trascorre ore nell’orto a parlare con il marito defunto, cercano una spiegazione alternativa all’Alzheimer, finché non devono accettare la più sconvolgente di tutte… Un venticinquenne denuncia i genitori che ne rifiutano l’omosessualità, ma le reciproche incomprensioni saranno mitigate da un istinto ancestrale più che dalle riflessioni… Poco dopo un terremoto, un informatico ascolta un collega che filosofeggia a proposito di distopie letterarie e dell’assenza del pulsante “non mi piace” su Facebook, finché una telefonata non lo informa che la scossa tellurica ha dissotterrato la bara di sua madre... Undici ex compagni di scuola mantengono una promessa fatta trent’anni prima e si ritrovano davanti al solito bar, verificando che a quasi tutti il destino ha riservato qualcosa di ben lontano dal futuro sognato un tempo…

I ventisette racconti che compongono La gente non esiste non sono legati da un filo conduttore ma dall’immaginario che l’autore esplora e arricchisce fin dal suo esordio, l’antologia Antropometria (sempre Neo., 2010): si tratta di un immaginario borghese fatto di amori ridicoli, sogni infranti, scelte grottesche, matrimoni infelici, tradimenti, famiglie disfunzionali e malattie gravi. L’autore si muove con più agilità nella forma racconto rispetto ai romanzi (come il pur ottimo XXI secolo e il più ambizioso Il vangelo secondo Matteo), poiché non ha il tempo di affezionarsi ai personaggi e si concentra sulla valorizzazione dell’idea di partenza. Se il punto più alto finora toccato è forse Il signor Bovary (Intermezzi, 2014), in generale i suoi pezzi migliori sono quelli “a doppio binario”, nei quali, grazie ai continui rimandi tra tema e azione, gli eventi narrati assumono un significato aneddotico e sembrano avvalorare una tesi (Neolingua). La lingua è semplice ma puntuale e mimetica, e si presta a diversi piani di lettura. Rispetto alle due precedenti raccolte, La gente non esiste è composto di produzioni di diversi periodi (di cui nove già edite, dal 2012 al 2019) e ciò comporta un’inevitabile alternarsi di episodi vigorosi (Neolingua, Urano, Riverbero), altri buoni e almeno tre deboli (Un sogno, Il ritorno e Cavallette); ma è proprio questa eterogeneità a renderlo l’occasione ideale per affacciarsi sull’universo zardiano, qui più sornione che altrove. Va chiarito che Zardi non ricorre all’umorismo per umiliare i personaggi (o “la gente”), bensì per armonizzare il dramma in accordo alle lezioni dei suoi mentori Nabokov e Philip Roth, (anche se qui riecheggia Kundera e in un paio di casi si sconfina nel comico, vedi Le cyclette o L’anello); l’apparente crudeltà non è quindi mero sadismo, bensì il contrario, un sentimento riassumibile in quella frase di dubbia attribuzione che recita: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”; lo conferma il racconto di chiusura, pacificatorio, estatico, quasi mistico: “Se mi guardo dentro, se dimentico per un attimo le preoccupazioni contingenti, quelle passate, le presenti e le future, vedo un cuore insolitamente stupido, per certi versi ingenuo ma irrimediabilmente felice per il semplice fatto di essere al mondo”.

 


 

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