La geografia delle piogge

La geografia delle piogge
Milano. Mauro Casagrande è un ex giornalista d’inchiesta, ritiratosi nell’ombra perché stufo “di scrivere cazzate stando solo attento a non irritare la suscettibilità dei politici”. Per vivere vende su eBay i libri usati che gli procaccia Stefano, direttore di una biblioteca. La morte della madre lo porta a ricongiungersi con il padre malato e a scoprire che lo zio barista è da anni taglieggiato dalla ‘ndrangheta. Negli stessi giorni, la compagna avvocato gli propone un lavoro ben retribuito: scrivere una dichiarazione auto-difensiva per Gloria Massari, che ha ucciso il figlio idrocefalo e che rifiuta di farsi difendere dal suo legale. La Massari è “il ritratto della donna perfetta”: “Fedele, equilibrata, serena, senza problemi economici, […] nessun precedente penale […], atea ma di saldi principi morali, intelligente, laureata in lettere, […], donatrice di sangue e volontaria una volta alla settimana per il 118”. Casagrande, accompagnato dal pitbull Elvis, si mette quindi a indagare sulle sentenze analoghe in cerca di precedenti utili e, contemporaneamente, si espone in prima persona per sottrarre l’anziano zio al torchio della mala calabrese… 
Asciutto, inarrestabile e vero, La geografia delle piogge si apre con toni esistenzialistici, vira sapientemente al noir e raggiunge il picco con l’entrata in scena di Danilo Ruggeri, personaggio epico che tiene in piedi un’intera organizzazione anti-racket, l’unico uomo “che crescendo non è rimasto bambino ma è diventato grande”. Da lì in poi, complice l’impennata del ritmo, chiudere il libro diventa impossibile: si prende fiato solo durante le dediche agrodolci, trovate sui libri, che Mauro vorrebbe raccogliere in un volume. Paolo Grugni conferma padronanza del genere, attenzione al lettore e capacità di trattare temi delicati con intelligenza e garbo. Non concede spazio alle divagazioni e consuma le riflessioni in vampate di stizza, costringendo il protagonista ad accantonare la sua flemma misantropica per affrontare le contingenze. Venata di umorismo e incupita da spaccati di una società alla deriva (“il calciomercato è rimasto l’ultimo motore dell’immaginario, la camorra l’ultimo motore dell’economia”), la sesta fatica dell’autore milanese è, nella sua stringatezza, un meccanismo narrativo perfetto, impegnato quanto irresistibile.

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