La gioia piccola d'esser quasi salvi

La gioia piccola d’esser quasi salvi
Agata ha passato la vita a studiare la grammatica e a sopportare il dolore di essere sopravissuta a tutta la sua famiglia. Le resta solo la nipote Giulia, che da bambina ha visto la madre sporgersi dal terrazzo, fino a volare di sotto. Adesso Giulia è grande e si occupa di atlanti e carte geografiche, viaggia spesso e trascorre lunghi periodi all’estero. Al ritorno da un soggiorno di tre mesi in Inghilterra, scopre che insieme alla nonna vive Marina, una signora bulgara. Tre mesi sono bastati, perché il cervello di Agata cominciasse a rifiutarsi di lavorare come sempre. Momenti di lucidità hanno cominciato via via a lasciare il posto a una demenza senile che si mangia il presente e fa riemergere da chissà dove demoni e paure. Giulia accetta con amore e pazienza la nuova condizione della nonna e la presenza di Marina, che parla un italiano senza articoli e sembra non avere timore di niente. Poi c’è Marco, l’amico di sempre, a cui Giulia è legata da un rapporto profondo e che tuttavia sembra destinato a non diventare mai un rapporto d’amore. Nonostante ciò il ragazzo continua ad esserci, ogni volta che Giulia torna a casa, anche se, nell’attesa, vive altre storie. Adesso Marco sta con Leni, proprio nel palazzo di fronte a quello di Agata. Leni è polacca, è bellissima e fa la puttana. La sua innata sensualità, però, non offusca, anzi semmai esalta, un’acuta e disincantata intelligenza. Giulia e Leni fanno amicizia, prima parlandosi dal balcone, poi prendendo un caffè insieme, poi baciandosi. Finché un giorno Leni comunica a Marco che si è innamorata di un’altra persona e che lo lascerà...
Quanto può essere doloroso avere di fronte, da sempre, la persona che più di ogni altra potrebbe amarti e sapere che quell’amore, se vuole esistere, deve trasformarsi? Quante sono le variabili dell’amore e le sue conseguenze? Un romanzo di sentimenti forti narrato con grande maestria. Una storia fatta di presente, di passato e di deliri. La scrittura di Chiara Valerio è una partitura perfetta, in cui le righe vibrano di vita e di verità. I personaggi sembrano essere illuminati da una luce pastosa ma delicata, che consente al lettore di apprezzarne ogni sfumatura, da quelle più drammatiche, a quelle ironiche, a quelle carnali. E proprio qui, a mio avviso, sta la differenza con La solitudine dei numeri primi a cui il romanzo della Valerio è stato da più di uno avvicinato. I protagonisti de La gioia piccola d’essere quasi salvi sono molto meno asettici e impermeabili di quelli di Giordano. Quelli di Chiara Valerio sono personaggi che sanguinano, che fanno l’amore, che si cercano e si vogliono, senza pudori né moralismi, né distinzioni di genere sessuale. Anche loro devono fare i conti con le cicatrici che, inevitabilmente, il passato lascia sull’anima e sul corpo di tutti noi. Essi, tuttavia, non sono destinati ad essere “numeri primi” per sempre distanti, al contrario, sperimentano la gioia – seppur piccola – di intuire una possibile salvezza.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER