La Grande Guerra di classe

Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

La Prima guerra mondiale è stata una “guerra verticale” tra Stati, ma anche una “guerra orizzontale” tra classi all’interno di ogni Paese belligerante e di ogni esercito. Le radici della Grande Guerra affondano nella Rivoluzione francese e il conflitto è in realtà il culmine di un processo che va avanti per tutto il XIX secolo. Cosa contribuì a spezzare in Francia il fronte di borghesia, contadini e operai che compatto era andato allo scontro frontale con i protagonisti dell’ancien régime, nobili e prelati? Quali eventi portarono al trionfo della controrivoluzione nel 1815? Come avvenne poi che la rivoluzione assumesse un carattere borghese e che poi con un nuovo voltafaccia la borghesia si alleasse a Chiesa e monarchie dopo le esperienze traumatizzanti del 1848 e del 1871? Con la nascita e lo sviluppo impetuoso del socialismo marxista, le agitazioni popolari montano come una marea: per difendere gli interessi delle classi dominanti contro la “barbarie proletaria” si ricorre a una repressione feroce e violenta e – dal punto di vista culturale – si incoraggia con forza il nazionalismo, perfetto antidoto all’internazionalismo socialista. Il militarismo diventa di moda, gli Stati diventano imperialisti e competono a livello globale per lo sfruttamento delle materie prime: la guerra appare una opzione sempre più affascinante, promette di fornire alle élite una via d’uscita a tutti i problemi…

Lo storico canadese di origine belga Jacques R. Pauwels, una vita divisa tra insegnamento universitario e l’agenzia di viaggi di famiglia, si è costruito negli anni – a colpi di saggi coraggiosi, innovativi ma decisamente “schierati” – un ruolo di primo piano nella scena “leftish” internazionale. La sua tesi è che la Prima Guerra mondiale sia stata non tanto la “reazione chimica esplosiva” di una serie di elementi storici, economici, politici catalizzati dal caso, ma una tappa che voleva essere risolutiva nel quadro di una lotta di classe portata avanti con fredda determinazione dalla élite nobile e borghese per scongiurare il pericolo di rivoluzioni sociali e bloccare il processo di democratizzazione, una vera e propria “offensiva anti-plebea”. E poiché gli storici parlano a giusto titolo della Grande Guerra come della “matrice” del XX secolo, della “catastrofe originaria” del Novecento, il suo esito avrebbe determinato il corso della storia dei decenni successivi. Ma quale fu tale esito? Il “putsch” – per usare un termine che di lì a poco sarebbe divenuto tristemente famoso – delle élite ebbe successo? “Per un momento”, spiega Pauwels, “si poté credere che il progetto della nobiltà (…) avrebbe potuto riuscire. I sudditi delle teste coronate marciarono docilmente verso i campi di battaglia, benedetti dai prelati, comandati dagli aristocratici dall’alto dei loro cavalli e pronti a dare la vita per la gloria del sovrano e della patria”. Ma alla fine la Grande Guerra si ritorse contro chi l’aveva voluta e produsse quasi il contrario di quanto la nobiltà si era attesa: la fine ingloriosa delle dinastie secolari, il crollo di grandi regni, persino una rivoluzione socialista. Ma non per questo, purtroppo, a trionfare furono le classi operaia e contadina: a guadagnarci fu in realtà la borghesia industriale e finanziaria, che sorpassò definitivamente l’aristocrazia dopo millenni, prese il comando e iniziò a elaborare le sue strategie di contenimento della “marmaglia socialista”, basate essenzialmente sull’appoggio incondizionato a regimi dittatoriali reazionari e ultranazionalisti (Mussolini, Franco, Hitler, Pilsudski, Horthy, Salazar e così via). E la giostra della guerra ripartì… Un saggio dunque di ampio respiro e di grande importanza, da qualunque posizione politica lo si osservi: peccato non sia sempre sorretto da una cura editoriale all’altezza. Solo in IV di copertina sono presenti due marchiani refusi (“sonnanbuli” e “aristrocrazia”), nell’Introduzione (e a pagina 207, 235,236) il film-capolavoro di Stanley Kubrick del 1957 sulla Grande Guerra, Orizzonti di gloria, viene ripetutamente indicato come I sentieri della gloria o Sentieri di gloria. Abbondano in giro per il libro i “nè” al posto dei “né” (ce ne sono due solo a pagina 19), gli “é” al posto degli “è” e altri fastidiosi refusi assortiti, oltre a centinaia di virgole che sono dove non dovrebbero essere – ma quest’ultimo è un peccato talmente diffuso da apparire quasi veniale. La cura redazionale di un saggio storico di 530 pagine (e di grande, elegante formato) è una faccenda assai complessa – ne siamo consapevoli – ma proprio per questo necessiterebbe di un’attenzione superiore al normale.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER