La grande rapina al treno

La grande rapina al treno
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1855, Londra. Sul sorvegliatissimo espresso diretto a Parigi, custoditi in due casseforti Chubb ritenute inespugnabili, viaggiano i lingotti d’oro destinati all’esercito inglese impegnato nella sanguinosa guerra di Crimea. Edward Pierce, un truffatore ingegnoso e affascinante, decide di organizzare un furto apparentemente impossibile ed inizia a cercare i complici adatti per la spericolata impresa...

Romanzo del tutto fuori sincrono rispetto all’opera complessiva di Crichton, questo La grande rapina al treno merita più di un approfondimento. Lo scrittore di Chicago, Illinois si occupa innanzitutto di un fatto di cronaca realmente accaduto e che ha suscitato l’interesse di innumerevoli studiosi da un secolo e mezzo a questa parte (vedremo poi il perché di tanto rumore), e decide di farlo con scelte stilistiche coraggiose: la vicenda viene narrata man mano che durante il processo ad Edward Pierce ed ai suoi complici vengono alla luce particolari e fatti, in una sorta di ricostruzione a posteriori che ricorda molto la scansione cinematografica (e difatti dal libro nel 1979 lo stesso Crichton ha tratto un film con Sean Connery e Donald Sutherland), ed il linguaggio usato dai malviventi è un coacervo di espressioni al tempo stesso gergali, volgari e retrò che mette a dura prova le coronarie del traduttore Ettore Capriolo, che esce a testa alta dalla perigliosa sfida. “The Great Robbery Train”, come fu subito definita dai rotocalchi ottocenteschi con gran sfoggio di maiuscole, deflagrò come una bomba nell’immaginario dell’opinione pubblica vittoriana. L’Inghilterra era all’apice della sua potenza militare ed economica, con colonie su tutta la superficie del pianeta, le condizioni di vita (nonostante il permanere di contraddizioni stridenti, povertà ed arretratezze terrificanti delle quali peraltro Crichton dà ampiamente conto) stavano migliorando a vista d’occhio, l’avvento dell’Era della Tecnologia sembrava inarrestabile: il fatto che un pugno di criminali riuscissero a violare un luogo ritenuto inviolabile e così fortemente simbolico come un modernissimo treno blindato ebbe un effetto dirompente per chi sottintendeva, parallelo al progresso tecnico, un progresso morale. Questo shock, e la neonata consapevolezza che un criminale potesse addirittura usare il progresso per le sue imprese delittuose diede il via ad un complesso dibattito sociale che dura praticamente ancora oggi. Crichton immagina i retroscena di questa rapina memorabile tratteggiando le figure di simpatiche canaglie (menzione d’onore, naturalmente, per l’irresistibile Pierce) che dai loro bassifondi popolati da alcolizzati, operaie abbrutite dalla fatica e prostitute bambine pianificano un “assalto al cielo” tanto sfrontato quanto piacevole.



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