La guerra di Audrey

La Baronessa Ella van Heemstra, discendente della nobiltà della Frisia, ha ventotto anni e ha avuto una figlia dal suo secondo marito inglese, un perdigiorno senza spina dorsale, sedicente nobile, dopo aver avuto due maschi, Alexandre e Ian dal suo primo matrimonio. Adriaantje Heemstra-Ruston è nata nel 1929 in piena ascesa della tirannide hitleriana e quegli eventi hanno segnato la sua vita in modo indelebile. Edda, così la chiamano in famiglia, da bambina soffre per l’abbandono del padre e per la mancanza di cure della madre e quando viene mandata a studiare a Londra si sente così infelice da iniziare a mangiare smodatamente. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, a dieci anni, ritorna in Olanda ad Arnhem, ai confini con la Germania, città della famiglia della madre. Edda non parla una sola parola di olandese, è chiusa, ripiegata in se stessa, si vergogna perché è alta oltre la media, grassottella e ha grandi piedi. Ha una passione la futura stella di Hollywood, diventare una ballerina di danza classica e sua madre è la sua mentore, la sua convinta sostenitrice, anche se è una donna rigida, pragmatica, per nulla affettuosa. La sua storia personale s’ intreccia con gli eventi tragici dell’invasione tedesca e la sua esistenza giovane e fragile viene sconvolta da atti di inaudita violenza che colpiscono la sua famiglia e il mondo che la circonda…

Più che la storia di Audrey Hepburn e dei suoi primi anni di vita sembra che l’intento dell’autore sia quello di narrare gli orrori e le sofferenze inflitte al mondo, ma in modo particolare alle città olandesi in cui la diva visse durante il periodo dell’occupazione nazista e durante gli eventi tragici della Seconda guerra mondiale che colpirono duramente quelle popolazioni. Il libro è dedicato alla gente di Velp, a rendere più forte la sensazione che Audrey sia solo una delle donne che vissero quei tragici eventi, come se il fatto che lei sia una diva possa aiutare a narrare gli eventi, a raccontarli nella loro crudezza, per richiamarli alla memoria, per non dimenticarli e per renderli noti a chi non li conosce. L’attrice non volle mai parlare delle sue esperienze di vita in quel periodo, perché furono così pesanti e opprimenti da dover essere celate, nascoste per non doverle più rivivere ma segnarono certamente l’anima di quella donna schiva e silenziosa. Raccontare l’orrore, la fame, la sofferenza, la morte, la paura, i bombardamenti, le sevizie dei nazisti, le atrocità subite dalla popolazione e dagli ebrei attraverso la narrazione della vita di una figura così amata e conosciuta nel mondo ha lo scopo di avvalorare l’insopportabile gravità di quegli eventi. A volte il testo diventa ripetitivo, forse perché, in fondo, non c’era molto di più da dire sulla storia di Audrey bambina; d’altra parte, reiterare ciò che si sa di lei sostiene la narrazione degli eventi storici, così dettagliata, precisa e a volte più vicina ad un saggio storico che ad un saggio autobiografico. Si legge senza stancarsi ma il riserbo di Audrey sembra ancora porre un veto sulla narrazione. Quello che emerge è un popolo battagliero e coraggioso, che non accetta di stare indifferente davanti al male e che rischia la propria esistenza per dare il suo contributo a combatterlo. Audrey era una di loro.

 


 

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