La guerra italiana

La guerra italiana
A quando risale la Prima Guerra mondiale? Si potrebbe con certezza rispondere con una data: il 1914. In realtà con maggiore dovizia di particolari si dovrebbe rispondere così: il 28 giugno di quell’anno l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia; l’1 agosto la Germania alla Russia; il 4 agosto l’Inghilterra alla Germania; il 6 l’Austria-Ungheria alla Russia. Il caso dell’Italia è particolare, in quanto il 24 maggio 1915 sarebbero iniziate, almeno formalmente,  le ostilità con gli austriaci. In realtà, per la maggioranza della popolazione la guerra comincia nell’estate del 1914, quando si innesca una lacerante polemica fra interventisti e neutralisti, con cambi di fronte eccellenti (Mussolini in testa). Le vicende belliche trovano amplificazione nei giornali e nelle riviste illustrate, favorendo la “familiarità” della guerra presso l’opinione pubblica, facendola diventare una questione  assillante…
È confortante notare come Marco Mondini, docente di Storia contemporanea a Padova, rappresenti un esempio accademico di storiografia aperta ad una molteplicità di fonti documentarie (fra cui spiccano i commenti dell’autore alle testimonianze lito-fotografiche e una parte  dedicata alla produzione cinematografica dell’epoca), coniugate al rigore trattatistico. Con La Guerra italiana 1914-1918 egli si colloca fra  Hagen Schulze (autore de La Repubblica di Weimar. La Germania dal 1917 al 1933) e Giovanni Sabbatucci (autore insieme a Vidotto di Storia dell’Italia. Guerre e fascismo 1914-1943): dal primo mutua la focalizzazione sulle vicende socio-culturali di massa di uno dei paesi europei coinvolti nel conflitto (in questo caso l’Italia e non la Germania); dal secondo riprende una questione cruciale, e cioè come si spiega che l’Italia, pur avendo vinto la guerra, abbia di fatto espresso delusioni e traumi tipici, invece, di un Paese sconfitto? Forte dell’agilità documentaristica, Mondini conduce una ricerca dove il lettore avverte contemporaneamente l’odore serioso degli archivi  e quello pungente degli aloni gelati dei cappotti militari di un film come Uomini contro (tratto dal romanzo di Emilio Lussu Un anno sull'altipiano). 

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