La lettera di Gertrud

La lettera di Gertrud
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Benestante, innamorato e sinceramente ricambiato dai suoi familiari, Martin Brenner è lo stimato direttore di un laboratorio di analisi genetiche. È uno scienziato, ateo e pragmatico, abituato a prendere decisioni sulla base di dati, evidenze, prove. Ma ha anche una formazione filosofica e una curiosità che, aldilà delle fredde verità sancite dai test del DNA, lo rende consapevole della portata esistenziale di quelle analisi e non cessa di interrogarlo su cosa davvero renda l’uomo ciò che è. Sparsi al vento i resti mortali della madre Maria, Martin ripensa a quella donna che lo ha cresciuto e amato tanto, ma che pure ha sempre sentito distante, ammantata da un velo sottile che lui non è mai riuscito a dissolvere, né a decifrare. Ricorda il suo vivere in semplicità, circondata da pochi beni di conforto, tranne in dispensa, sempre piena di scorte di cibo. Rammenta quel giorno in cui, ormai in procinto di lasciare la casa materna, aveva trovato in soffitta una busta con le foto di un giovane con una svastica sul braccio, che faceva il saluto nazista. Quando chiese spiegazioni a sua madre, lei fece a pezzi quelle immagini e contratta da un dolore disperato, gli rivelò che quell’uomo era suo padre, ma che avrebbe dovuto dimenticarlo. Tornato al lavoro dopo i giorni del lutto, Martin ritrova la sua appagante e rassicurante routine. Lo cercano al telefono. È un avvocato, dice di esser un amico della madre, si chiama Gabriel Levin e sembra conoscere la defunta e il suo passato meglio del figlio. La donna gli ha affidato una lettera da consegnare a Martin solo dopo la sua morte. Le verità contenute tra le righe vergate dalla madre sono un’onda anomala che travolge e cancella ogni cosa. Il vero nome di Maria è Gertrud, nata in una famiglia ebrea, deportata e sterminata nei campi di concentramento nazisti. Non glielo ha mai rivelato per proteggerlo da possibili rigurgiti antisemiti e per lasciarlo libero di scegliere. Ora tocca a Martin decidere se essere o meno ebreo…

In un luogo imprecisato e in un tempo indefinito, ma di certo prossimo ai nostri giorni, la storia di Martin Brenner è il paradigma della difficile ricerca individuale dell’identità. Il romanzo accende la luce del dubbio, scaccia i dogmatismi e suscita domande. Chi siamo realmente, cosa determina ciò che siamo e in base a cosa definiamo la nostra appartenenza ai gruppi, alle comunità con cui ci identifichiamo? La genetica o forse l’ambiente? Possiamo davvero scegliere chi essere? Björn Larsson, autore svedese molto amato dal pubblico italiano, affronta un tema controverso con acume e in modo originale e di fatto, si strappa di dosso l’etichetta che, suo malgrado, circoscrive la sua produzione alle storie sul mare. La sua scrittura accattivante sfida le presunte certezze e mette in moto gli ingranaggi mentali tra le righe di un avvincente racconto. Ci sono insomma, tutti i presupposti per un nuovo successo editoriale perdurante nel tempo, se come lui stesso ha dichiarato in una intervista a noi di Mangialibri, “I miei libri non sono dei bestseller, come quelli dell’altro Larsson, ma dei longseller”.



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