La libreria della rue Charras

La libreria della rue Charras
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Algeri, 2017. La luce grigia di un pallido sole invernale rischiara a malapena le strade, mentre i commercianti aprono le loro serrande. Ryad, ventenne studente universitario parigino, viene incaricato di svuotare gli scaffali e chiudere i locali della vecchia libreria-biblioteca Les Vraies Richesses in rue Hamani, un tempo rue Charras. Ci faranno un negozio di ciambelle, dicono. Di malavoglia, e sotto lo sguardo degli abitanti del quartiere e del vecchio Abdallah, comincia il suo lavoro togliendo i volumi dagli scaffali e riempiendo il pavimento di torri di carta che oramai non sa più dove mettere. Tra le scartoffie, fatture e rendiconti, i libri lo stanno a guardare, spettatori ma anche testimoni di un luogo che ha fatto la storia della letteratura. È il 1936 quando Edmond Charlot, dopo essere rientrato dalla Francia, decide di realizzare il suo desiderio più grande: aprire una libreria e una casa editrice che pubblichi testi di autori francesi e algerini, in un gesto poetico e letterario e che sia in grado di oltrepassare il Mediterraneo e le distinzioni di lingua, religione e nazionalità. Nascono così la libreria Les Vraies Richesses, nome preso in prestito dal titolo di un romanzo di Jean Giono, e le Éditions Charlot che diventano poco a poco il fulcro e il luogo di ritrovo di aspiranti scrittori come Saint-Exupéry, André Gide e Camus, che spesso corregge i manoscritti seduto sui gradini del negozio. L’entusiasmo di Charlot è contagioso ma la Seconda Guerra Mondiale mette alla prova tutto il mondo, compreso quello della letteratura, alzando un muro tra la gente e i libri, tra l’editore e i lettori…

“Appena arriverai ad Algeri, dovrai imboccare una serie di strade in pendenza, allontanarti da bar e bistrot, negozi di vestiti, mercati di frutta e verdura, proseguire senza fermarti (..) Sarai solo, perché per perdersi e vedere tutto bisogna essere soli. Ci sono città, e Algeri è una di queste, in cui qualsiasi compagnia è di troppo. (..) Concediti una sosta seduto sui gradini della Casbah. (..) All’alba, quando le automobili non hanno ancora invaso le arterie della città, riusciamo a sentire le bombe esplodere in lontananza. Ma tu, tu prenderai le viuzze baciate dal sole, vero? E ci arriverai, finalmente, alla rue Hamani, un tempo rue Charras”. Un invito, quello della scrittrice algerina Kaouther Adimi, a passeggiare per le strade di Algeri. Un invito che è difficile da ignorare, perché la sua scrittura piena di leggerezza e grazia ti conduce per mano, come potrebbe fare una tiepida brezza di una giornata primaverile. In una mescolanza di realtà e finzione, essa ci porta in luogo magico, che in questo romanzo scopriamo oramai chiuso, vittima del tempo, della guerra e del consumismo. Una libreria dove non sono solo i libri a parlare, ma le voci stesse dei loro autori e dell’editore Charlot vibrano nell’aria oramai stantia, mentre Ryad cerca di togliere la polvere e le ragnatele dagli scaffali. Kaouther Adimi già con Le ballerine di Papicha ci aveva raccontato un microcosmo di Algeri, dando prova del valore della sua scrittura. Con questo romanzo, caso letterario in Francia e che ha vinto diversi premi e conferma le sue grandi capacità narrative, dando vita a un libro che è anche un canto celebrativo di una figura umana e artistica tra le più importanti della letteratura del Novecento.



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