La linea del traguardo

La linea del traguardo

Leo, sulla sedia a rotelle, sa di essere di fronte ad un drammatico bivio. Sprofondare nella più cupa disperazione oppure reagire ed accettare quella che ormai è la sua cruda, amara realtà quando non è neanche maggiorenne. Certo non ci voleva. Scivolare con la moto in curva su una strada che aveva percorso decine se non centinaia di volte ha irrimediabilmente segnato la sua vita. Ed ora niente più allenamenti, niente più partite di calcio il fine settimana, niente pacche di incoraggiamento da parte del suo primo tifoso, il padre. E non ci sarà più nessuna fremente attesa per un osservatore venuto a vederlo giocare per magari proporgli di trasferirsi nelle giovanili di una squadra di grido. Non è facile accettarlo, soprattutto alla sua età. Meno male che nel disastro è venuta a dargli una mano quella compagna di classe dall’aria snob e dalla corsa travolgente, una speranza dell’atletica locale e, chissà, un giorno nazionale. Viola in superficie appare distaccata e lontana, brava e pedante a scuola quanto esplosiva nello sport. Non si sopportavano a vicenda a scuola, ma a volte certe repulsioni magari nascondono qualche semplice incomprensione iniziale che può essere risolta e dissolta e dare vita ad un nuovo modo di vedere le cose…

Un classico romanzo di formazione, questo di Paola Zannoner, più volte ristampato, come si conviene ad un vero classico. La crescita del protagonista però sin da subito rivela impervie difficoltà, salite durissime da scalare per arrivare alla cima e finalmente scendere nella valle della serenità. Obiettivamente il plot non è molto originale né ha sviluppi a sorpresa, ingegnose catarsi emotive o colpi ad affetto. Ma lo stile dell’autrice rivela talento, una scrittura mai banale, non aggressiva, ma con un incedere/incidere che non lascia indifferenti. Un contesto drammatico, ma che non fa cadere però la narrazione in eccessivo pathos o morbosità, personaggi di contorno forse un po’ troppo vaghi, a parte i due protagonisti, su cui spiccano il padre di Leo e l’allenatore di Viola. In alcuni passi mi ha ricordato situazioni del bestseller di Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi, ma è un dettaglio. Peraltro nell’altro romanzo succedeva il contrario, una piattezza sconcertante nello stile a fronte di una trama di notevole interesse. Rimane una storia ben confezionata, con una morale di fondo a cui non si può che dare credito. La vita ha dei traguardi ed è una corsa ad ostacoli, proprio come la specialità in cui corre Viola, determinata quanto preda di dubbi e paure, quantomeno normali alla sua età, con un Leo che pur minorenne deve già affrontare una sfida durissima.



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