La luce che resta

Il treno regionale 12047 costeggia da una parte la spiaggia e il mare, dall’altra sfila lungo i dossi verdeggianti. In un punto preciso del suo percorso le carrozze si inclinano paurosamente. Filomena indossa il suo tailleur rosa, indica a una coppia di passeggeri la strada che sale e scende sul fianco della collina e racconta di quando l’ha percorsa in motocicletta con il marito. Carlo ascolta, la guarda, oggi lei non sa che lui è lì, altri giorni invece ne è cosciente. Attaccata al corrimano Cara non riesce a rilassarsi, le manca il fiato, si sente come se fosse ancora in ritardo, come se non fosse riuscita a salire a bordo. Vita questa mattina non voleva mettersi i sandali, poi al nido non smetteva di piangere e lei è rimasta lì, dietro la porta, aspettando, sperando che si calmasse, così ha preso il treno al volo. Ogni cosa, ogni persona ha un punto di rottura, ma non si può scoprire qual è fino a quando la crepa si apre. Nella borsa ha il pranzo, attaccata al braccio la borsa con i pezzi di stoffa, ognuno è un ricordo da cucire all’altro per realizzare la coperta che diventerà il libro di Vita…

Ne La luce che resta di Evita Greco la narrazione prende il via in un treno regionale frequentato da passeggeri che quotidianamente viaggiano sulla stessa linea. Personaggi che fortuitamente si ritrovano su quello stesso vagone e ogni giorno si sfiorano, condividono lo spazio in un’intimità forzata. Fino a quando, dopo essersi studiati a lungo, cercati e aspettati, deviano dal comportamento abituale e le loro vite s’intrecciano. L’equilibrio precario delle relazioni viene mantenuto con delicatezza, mentre si propone con forza l’idea che al di là del rapporto tra madre e figli, quello che serve per far crescere bene un bambino è una collettività che se ne faccia carico. Evita Greco ricorda che è fondamentale il racconto delle origini, è necessario non rimandare il tempo per stare insieme, non delegare le responsabilità, è vitale non soccombere al senso di colpa di non essere abbastanza, ma sopra ogni cosa è essenziale fare propria la consapevolezza che non esiste un solo modo giusto di essere mamma. Nel romanzo le figure maschili, che in realtà appaiono molto femminee, sono preposte all’indagine sul limite che separa la responsabilità nelle relazioni familiari e affettive, dall’obbligo morale di “essere forte” e “farsi carico” dell’altro più fragile fino alla rinuncia dei propri sogni o aspirazioni. Pensieri che sono ripetuti più volte, espressi dai diversi personaggi in contesti diversi, si capisce che l’autrice ci tiene molto, ma il non perdere occasione per rimarcare tali concetti, rende il testo ridondante. Alla fine sembra che ciascun protagonista in realtà sia una sfaccettatura dello stesso personaggio, che in certe situazioni affronta la responsabilità, in altre fugge, che passa dal negare la realtà alla ricerca della verità, ma in ogni caso ciascuno adotta comportamenti coerenti a quelli dell’altro anche quando in apparenza vorrebbero essere in contrapposizione. Un racconto con andamento piano, dolce e malinconico, che mette al centro l’amore materno e filiale, che riordina i pensieri e aiuta a riscoprire la luce che c’è, quella che resta nel cuore dopo il buio e lo sconforto.



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