La luce morente

La luce morente

Dirk t’Larien osserva il paesaggio oltre la finestra: un’imbarcazione scura che procede lenta lungo il fetido canale che accoglie quotidianamente i barconi dei mercanti con i loro carichi pieni di frutta, la luna di Braque già alta nel cielo e più in là la brumosa oscurità che sembra quasi inghiottire la luce delle stelle e alla quale Dirk si è ormai abituato. Assorto nei suoi pensieri apre quasi distrattamente il pacchetto che gli è stato inviato a Worlorn. Nell’involucro di strati d’argento e morbido velluto scuro, scopre la gemma rossa che anni addietro aveva lui stesso regalato a Gwen quale promessa eterna: “Non importa dove sarò, o quando succederà, o ciò che sarà successo tra di noi. Io verrò. E non ci saranno domande”. E così, dopo sette lunghi anni in cui Dirk ha cercato di dimenticare, dopo tutte le promesse infrante e i sogni riposti nuovamente nel cassetto, nonostante sia ancora pieno di risentimento Dirk decide di dar retta a quell’antico sentimento che ancora cova sotto la cenere e alla gemma che tiene stretta nel palmo della mano e che sembra sussurrare “...perché ho bisogno di te […] perché tu hai promesso”...

Primo romanzo pubblicato da George R.R. Martin nel 1977, benché l’autore avesse già esordito nel 1971 con il racconto L’eroe pubblicato in Italia nella raccolta Le torri di cenere solo nel 2007, La luce morente nella trasposizione italiana ha avuto negli anni un iter travagliato. Le prime due edizioni, che presentano la stessa traduzione, di Armenia e Fanucci; una terza pubblicata da Gargoyle con una nuova traduzione e con il titolo In fondo al buio; ed infine questa del 2017 ad opera di Mondadori che ha mantenuto la traduzione precedente avvalendosi però del contribuito di Sergio Altieri, storico traduttore di Martin recentemente scomparso. L’universo in cui si delineano le vicende di Dirk, Gwen e gli altri protagonisti del romanzo è cupo: Worlorn, dove si svolge gran parte dell’azione, è un pianeta nomade che nel suo girovagare si è avvicinato ad una costellazione chiamata Ruota di Fuoco al centro della quale troneggia una supergigante rossa. Diventato abitabile durante il perielio e colonizzato da diversi popoli che lo hanno reso un pianeta rigoglioso, Worlorn ha in realtà un triste destino per altro conosciuto dai suoi abitanti: quando si allontanerà dalla Ruota di Fuoco, rientrerà nelle tenebre e nel gelo tornando a vagare nel buio. E il crepuscolo, nei fatti qui narrati, è già iniziato impregnando di un velo di malinconia non solo il paesaggio ‒ ogni giorno più freddo e più buio ‒ ma anche le esistenze dei protagonisti che in un mondo che sta morendo cercano di rimanere aggrappati ai propri codici morali. Nello scontro fra culture, che inevitabilmente si delinea quando Dirk sbarca su Worlorn, emergono spunti di riflessione interessanti. È curioso, per esempio, notare come alla fine si dimostri più aperto di vedute, coraggioso, giusto ed anche disponibile al cambiamento Jaan Vicary (che risulta anche il personaggio meglio caratterizzato), considerato invece da Dirk incivile e retrogrado perché ancora aggrappato ad usanze e rituali tribali, quanto non lo sia il rappresentante del genere umano, presuntuoso e certo della propria superiorità morale e culturale. Sebbene lo stile sia ancora acerbo, già si scorge la scintilla della creazione: mondi, genealogie, popoli, usi e costumi che qui trovano approfondimento in un glossario in appendice e che altrove creeranno i meravigliosi universi a cui Martin ci ha da tempo abituato.



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