La lucina

La lucina
Un uomo (uno scrittore?) decide di trasferirsi in un borgo abbandonato sulle montagne, è l’unico abitante di quel paese fantasma fatto di case diroccate, tetti crollati e di una natura potente che può agire indisturbata e riprendersi quello che gli uomini hanno lasciato. Le giornate scorrono quiete, osservando e pensando, parlando con gli animali e con le piante.È stupefacente quante cose si possono fare e prodigi incontrare anche in un luogo in cui si è andati “per sparire”. Poi la notte, quando l’uomo si siede fuori su una piccola sedia di ferro a osservare la bava stellata del cielo, lontano, sull’altro crinale, spunta dall’intrico del bosco una lucina, tremolante segnale di vita in un punto in cui, apparentemente, non dovrebbe abitare nessuno. Un giorno l’uomo decide di tirare fuori la macchina e andare a cercare quella lucina. Scende a valle e poi s’inerpica sul crinale che sta davanti alla sua casa, va a tentoni, segue l’istinto. A un certo punto il sentiero nel bosco si fa così stretto e buio che è costretto a proseguire a piedi. Trova una piccola casa e dentro un bambino intento a lavare lenzuola. Un bambino strano, quasi d’altri tempi, quasi dimenticato lì dal tempo stesso. Un piccolo essere coraggioso che provvede a se stesso, al proprio sostentamento e va a scuola, una scuola serale. Ed è proprio quando, di notte, torna da scuola, che il bambino accende la sua lucina. Per sentirsi meno solo...
Sono pochi gli scrittori come Antonio Moresco capaci di aggiungere al “mestiere” di raccontare storie un’ampiezza dello sguardo e del pensiero che va ben oltre le regole dello storytelling. Raramente si incontrano romanzi come questo, in cui l’essenzialità di una trama avvincente si combina con una sorta di contenuto segreto, eppure evidentissimo, che scorre come linfa poco sotto le parole. Sarà per questo che le parole di Moresco hanno una consistenza diversa, quasi una riconquistata autorevolezza, che consente loro di parlare del mondo, del cosmo, della vita e delle possibilità della morte, con una grazia e una verità che da tempo non mi capitava di incontrare. Per capire che tipo di rapporto nascerà fra l’uomo e il bambino o in quale “striscia” del tempo questa storia si colloca, il lettore non dovrà far altro che calarsi nelle pagine, a tratti lievi ed essenziali come un trattato zen, altre volte forti e disperate come versi leopardiani. Antonio Moresco è senza dubbio uno dei più grandi scrittori italiani, autore di opere-mondo come Gli esordi o Canti del caos, da cui accade che, a volte, si stacchino piccoli meteoriti o piccole lune che, come in questo caso, brillano di una delicata luce propria. La lucina ha per Moresco un vero e proprio valore testamentario, è lui stesso a dichiararlo, proprio per le caratteristiche intime e segrete del testo. Un libro da rileggere e meditare, forse non per capire, ma per coltivare l’irrinunciabile stupore per il mondo, per i mondi. “C’è solo, da ogni parte, questo disperato pullulare di vita e morte attraverso il tempo, lo spazio, questo disperato fantasticare…”.

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