La lunga notte del dottor Galvan

La lunga notte del dottor Galvan
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Parigi, pronto soccorso della clinica universitaria (CHU) Postel-Couperin. Un tale incontra un misterioso grande scrittore e subito gli racconta quanto accaduto venti anni prima. Il giovane dottor Gérard Galvan stava trascorrendo il giorno (dalle 9) e la notte (di luna piena) come guardia medica tirocinante. La medicina era la più diffusa malattia ereditaria della sua famiglia, tutti medici sin dai tempi di Molière. Medico per tradizione dunque, oltretutto fidanzato con Françoise (figlia di un medico, vedi tu), avevano ossessivamente in gestazione il primo futuro biglietto da visita (ben curato graficamente), come docente e primario di medicina interna, esperto in punture lombari. Il corridoio era sempre pieno, continue le verifiche, ogni malato uno scalino. Verso le 2 dopo mezzanotte, non sentendosi tanto bene, ancor peggio in seguito alla lunga attesa, un signore (rimasto quasi solo) crollò a terra. Durante l’ora successiva venne portato in vari reparti, affermati specialisti (chirurgia addominale, urologia, pneumotisiologia, cardiologia) riscontrarono segni e sintomi di svariate patologie, talune mortifere: occlusione intestinale, attacco di malaria, eruzioni cutanee, globo vescicolare, angina pectoris. Alla fine l’anziano paziente andò in coma. Galvan decise di assisterlo per il resto della notte, ormai era diventato un caso clinico di studio multidisciplinare; quando successe pure a lui di addormentarsi, il paziente scomparve. E lo stesso Galvan finì per cambiare mestiere, è lui a raccontarlo ora, venti anni dopo, in flashback...

A un certo punto della sua eccelsa carriera letteraria, il grande Daniel Pennac riadattò o contribuì a riadattare per il teatro vari testi o racconti, realizzando pregevoli opere in Francia e in Italia, perlopiù brevi monologhi teatrali come questo, che andò in scena per l’ottimo Teatro genovese dell’Archivolto a partire dal novembre 2005, efficace protagonista Neri Marcorè. Regista e attore inserirono nel testo originale tre farseschi incisi tratti da commedie molieriane (uno da Il malato immaginario, due da La gelosia del Barbouillé). Esilarante! Da mettere nelle affollate sale di dolorante attesa notturna di ogni pronto soccorso, per sorridere di sé e del nostro superficiale rapporto con la medicina, e pure per prepararsi al peggio! Come veterani degli ospedali siamo tutti camaleonti; ancor più quando (di continuo) pretendiamo tranquillamente di curare noi stessi, enfatici fantasiosi indulgenti, straordinariamente concentrati, concretamente inverosimili. È un piccolo delizioso volume, come ovvio in prima persona, tredici capitoletti (ancora una volta la traduzione è eccelsa), integrati dai concisi testi del regista e delle citazioni di Moliére. Sono a confronto il malato dei malati e il dottore dei dottori, per generare dubbi, con affettuosa ironia, sui soliti abitudinari incidenti domestici, suicidi abortiti, aborti mancati, bambini bollenti come pentole, automobilisti in polpette, spacciatori fatti a colabrodo, adolescenti fumati o catatonici.



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