La lunga strada di sabbia

La lunga strada di sabbia
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Ventimiglia, rio San Luigi, giugno 1959. Il confine italo-francese passa proprio in mezzo a questo piccolo fiumiciattolo seccato dalla stagione calda. Una Fiat 1100 si mette in moto e si dirige a verso sud, seguendo il litorale ligure. Al volante, un Pier Paolo Pasolini trentasettenne incomincia il suo viaggio seguendo il profilo delle coste italiane e che si concluderà nel mese di agosto con l’arrivo a Trieste e il confine slavo. Un viaggio “cinematografico”, ricco di immagini e visioni e che spinge il poeta, scrittore e regista sempre più verso meridione, in cerca di una felicità leggera. Dopo la tappa sanremese e la costa ligure, ecco la Versilia e Forte dei Marmi, dove scorge Gianni Agnelli “piaggiato” sotto un tendone nella villa di famiglia. A Fregene incontra Moravia, impegnato a scrivere il romanzo La noia. La strada scivola sotto la sua automobile: la solitudine e la contemplazione dei paesaggi, delle architetture e delle persone è già una felicità raggiunta. Cambiano i litorali, cambiano le abitudini. Sulla costa laziale Pasolini incontra Fellini, impegnato a girare un episodio de La dolce vita. Ma sono le coste meridionali a colpire ed entusiasmarlo: il tratto amalfitano, Napoli, Ischia dove incontra il conte Visconti e Franca Valeri; e ancora Reggio, Catania, Siracusa. Lo Ionio lo spaventa e poi ecco la risalita verso nord, la delusione e la monotonia delle coste romagnole già proiettate in un futuro di omologazione balneare da ventunesimo secolo. Prossimo all’arrivo, Venezia, le coste triestine e slave, dove in un piccolo anfratto nascosto il nostro viaggiatore ritrova quel candore e quella spontaneità vista, gustata e abbandonata sulle coste del sud Italia…

Commissionato dalla rivista “Successo” e uscito in tre parti tra i mesi di luglio e settembre del 1959, il viaggio di Pier Paolo Pasolini sembra una parentesi, una stagione della sua vita che si apre e si chiude con la partenza dalle coste liguri e l’arrivo in terra friulana, come se questa sua avventura solitaria fosse un’andata verso il nuovo, inteso come paesaggio e umanità, e allo stesso tempo anche un ritorno alle origini. Pasolini è felice come non mai, leggero e pieno di entusiasmo adolescenziale. Affronta il viaggio con curiosità, magnifica i temporali che incombono, descrive con emozione i colori delle nuvole il suono della pioggia. E la sua felicità, intima e semplice, si trasmette al lettore di oggi, come di certo fu per quello di cinquant’anni fa, perché la voce del narratore non è semplice reportage, ma spazia tra letteratura e poesia, giornalismo e spontanea curiosità. Un viaggio, quello in compagnia di Pasolini, a ritroso nel tempo, probabilmente tra visioni di luoghi che ormai non sono più così, omologati a quel modello di archetipo e civiltà balneare monotono, replicato in ogni località turistica e che nelle coste adriatiche in quegli anni era un principio di futuro, ma che oggi invece è la normalità. L’Italia che Pasolini visita oggi non esiste più. Non ancora investita dal boom economico degli anni Sessanta, con una varietà umana molto più ricca di oggi, si trasforma e si arricchisce davanti agli occhi del viaggiatore, mano a mano che macina chilometri. Una ricchezza che lo scrittore e poeta coglie con parole semplici ed efficaci, però altrettanto ricche di sentimento e spontaneità. Un viaggio consigliatissimo e con un prezioso compagno di viaggio del quale, una volta scesi dalla sua Fiat 1100, sentirete la mancanza.



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