La Lupa

La Lupa

Malpelo. Cattivo e malizioso lungo le gallerie dentro la “sciara”, là sotto con gli uomini che lo deridono e che lo pestano, là sotto vicino al corpo chissà dove del padre, rimasto sepolto sotto la rena. Monellaccio torvo ringhioso e selvatico che bastona l’asino e bastona il fragile Ranocchio, per fargli vedere come vanno le cose nel mondo. Malpelo rosso di capelli e grigio negli occhiacci, abbandonato dalla madre e dalla sorella, va spesso lontano, nelle viscere della cava, là dove gli altri hanno paura d’andare, là, Malpelo vive a suo agio, giorno e notte... Terra arsa e campi immensi, gli occhi lussuriosi nel corpo magro della Lupa si mangiano figli e mariti di donne disperate. Un giorno tocca a Nanni, che invece vuole in moglie la figlia della Lupa, Maricchia: finiscono nella stessa casa lui, Maricchia e la Lupa, in un cantuccio a nutrire la sua ossessione. Stagna nella pianura la malaria, gialla nell’afa su corpi scheletrici sui quali si protendono pance gonfie come otri: la febbre arriva costante, e giù con solfato e decotti d’eucalipto per cacciarla, e c’è chi con la malaria ci campa a lungo, come Cirino lo Scimunito, che la malaria alla fine l’ha lasciato stare, a vagabondare come l’asino di San Giuseppe: venduto per qualche lira passa da un padrone all’altro, da un bastone all’altro, a risalire la china carico di pesi, fino al momento in cui le zampe cedono per non alzarsi più…

Quattro racconti di Giovanni Verga, tratti da Vita dei campi e Novelle rusticane e scelti dal curatore Cristiano Spila per Nova Delphi come “racconti della marginalità”. In quadri che fermentano di sopraffazione, stanchezza, violenza e brulichio basso, vicino alla terra, scalpitano terribili e grotteschi Malpelo e la Lupa, marginali e soli, animali accanto ad animali, come l’asino di San Giuseppe succhiato fino all’ultima goccia vitale di energia. Personaggi inseriti - scrive Spila nell’introduzione ai racconti (di cui sarebbe di sicuro interesse un ulteriore sviluppo) – “in un’aura epica”: quotidiano del contadino in paesaggio siciliano, arso e giallo di malaria, indagato dal particolare al campo lungo delle lunghe distese cocenti, e che in ritmo di fiaba mette a fuoco orrore, disperazione e dinamica ribellione di esseri umani – “in isolamento totale” - staccati dalle necessità comuni e aggreganti.



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