La macchia

Nella piccola cittadina di Magniverne si cerca di andare avanti in modo normale, malgrado la macchia. Si lavora, si va a scuola, si tengono le riunioni del consiglio comunale, fervono i preparativi per la festa patronale dei santi Gioacchino e Anna. Bisogna pur vivere, in fondo, macchia o non macchia. E poi si tratta di un fenomeno mondiale, che non riguarda certo solo Magniverne. La macchia è una sorta di nuvola (ma non è una nuvola, è una macchia) ferma in cielo, di forma fungoidale, che la notte brilla di una strana luminescenza. Da giorni gli scienziati di tutto il mondo cercano di capire la natura del fenomeno, per il momento invano, anche se inizia a prevalere la teoria secondo cui si tratterebbe di un’allucinazione collettiva. I magnivernesi, come tutti gli italiani, scrutano il cielo con un vago timore, soprattutto di notte: per il momento la curiosità prevale sulla preoccupazione. È invece prevalentemente inquietudine quella che gira nella testa del sindaco di Magniverne, un uomo posato e tranquillo, con la passione per i modellini di automobili e un grande dolore dentro: anni prima ha avuto un grave incidente stradale in cui lui e la figlia Cassandra sono rimasti illesi, ma la moglie Giorgia – dopo aver lottato tra la vita e la morte – è finita sulla sedia a rotelle. Passano i giorni, il sindaco cerca di mantenere una parvenza di ordine e normalità in città, ma una strana epidemia di sonnolenza sembra aver colpito la popolazione…

Da sempre il territorio in cui si muove Maurizio Cometto, ormai figura di culto del fantastico italiano, è quella sottile terra di nessuno al confine tra realtà e “altro”. E in questo racconto pubblicato in ebook più che mai la trama del reale appare sfilacciata, invasa – direi quasi letteralmente – da una immanente alterità che mette in crisi ogni certezza e ogni percezione di sé. Esistiamo davvero come individui singoli? O il mondo è piuttosto una nostra proiezione mentale? E se invece fossimo soltanto parte della proiezione di un altro? Ecco le domande a cui gira intorno Cometto – ne La macchia come in altri suoi libri –, domande spesso destinate a rimanere senza risposta oppure ad averne una che ci spiazza, ci manda in crisi. I modelli letterari dello scrittore piemontese, qui più che mai, sono Dino Buzzati e la feconda tradizione della short fiction anglosassone con “twist ending”, quella per intenderci pubblicata da riviste come “Weird Tales” o “Astounding Stories”. Ma più che la trovata finale che scioglie la trama del racconto, a colpire positivamente ne La macchia è la bravura di Cometto nel comunicarci un senso di angoscia crescente, nel descriverci così deliziosamente en passant le crepe che si aprono nella normalità, sempre più evidenti per tutti tranne che per i protagonisti, che si aggrappano alla loro realtà perché è la loro vita. La storia è ambientata nell’immaginaria cittadina di Magniverne, spesso teatro dei libri di Cometto, a partire dall’indimenticabile esordio di un decennio fa, Il costruttore di biciclette.



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