La macchia del peccato

La macchia del peccato
Parigi. Son passati sei mesi da quando la vita del commissario di polizia criminale Franck Sharko è cambiata radicalmente. Sei mesi da quando sua moglie Suzanne è scomparsa semplicemente nel nulla. Nessun segnale, nessuna richiesta di riscatto. Nulla. Sei mesi in cui Franck è caduto vittima dei suoi incubi e si è rinchiuso nel suo personale travaglio esistenziale. Ma ora è tempo di reagire, riprendere in mano la propria vita e gettarsi nel lavoro, perché il cadavere di una donna è stato trovato in una villa di Fourcheret, un paesino vicino Parigi. Martine Prieur è stata torturata, mutilata, uccisa e disposta come una macabra opera d’arte: gli occhi le sono stati cavati dalle orbite e rimessi al loro posto in modo da orientare le iridi verso il cielo. Franck si getta a capofitto nelle indagini: ha bisogno di credere in qualcosa per andare avanti e resistere al desiderio di farla finita con la vita. Come se non bastasse il killer della Prieur gli ha mandato una mail in cui descrive i dettagli della sua opera: sembra che voglia dimostrare la sua superiorità.  Intanto il cadavere di un’altra donna  viene ritrovato da Sharko grazie alle indicazioni crittografate contenute nella mail. Il killer, l’Uomo senza volto, sta sfidando Franck; sta braccando lui e le persone che gli sono vicine. Nessuno è al sicuro e il commissario Sharko deve far ricorso al suo intuito e all’aiuto dei suoi collaboratori per fermare il massacro…
Diversi aspetti del genere thriller convergono ne La macchia del peccato, terzo romanzo dello scrittore Franck Thilliez pubblicato in Italia dopo La stanza dei morti – con cui ha vinto i premi Prix des lecteurs, Quai du polar 2006, e Prix SNCF du polar français 2007, e ha visto la trasposizione cinematografica diretta da Alfred Lot – e Foresta Nera.  Vi sono le tinte oscure e claustrofobiche del thriller psicologico, la violenza del thriller classico e le cruente immagini del medical thriller, elemento che denota la capacità dell’autore nel saper maneggiare i diversi generi e farli convergere in un puzzle narrativo che richiama i romanzi di Fred Vargas e pellicole di genere, come il violentissimo “Martyrs”, film del regista francese  Pascal Laugier. Proprio al “torture porn” sembrano rifarsi le immagini delle torture che l’autore descrive, in un vortice di brutalità che aumenta pagina dopo pagina. Ma c’è dell’altro: c’è la descrizione dell’ambiente sadomaso e l’incursione negli ormai famigerati snuff movies. Sebbene la lettura de La macchia del peccato si riveli avvincente e seducente, gli accorgimenti narrativi non eccellono in originalità e la costruzione dei personaggi non riesce a dare loro il giusto risalto. Infine l’autore avrebbe dovuto mimetizzare maggiormente l’identità dell’Uomo senza volto, perché se qualsiasi lettore attento fosse disposto a scommettere sulla sua identità dopo aver letto le prime sessanta pagine, sicuramente sarebbe contento di vincere la propria scommessa.

 

 

 

 
 
 
 
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