La macchina della morte

La macchina della morte
Funziona così: inserisci il tuo bel polpastrello in una fessurina al cui interno si nasconde, infido, un ago. Prielievo di una minima quantità di sangue, elaborazione di dati, incroci statistici fatali e un po' magici (sicuramente indescrivibili), qualche rumorino di stampante ad aghi vecchio stampo, ed ecco uscire il tuo bel foglietto su carta rosata, a volte giallognola, altre addirittura plastificata. Sopra, in rigoroso stampatello, c'è scritto il modo in cui morirai. Niente date, nessun dettaglio. I responsi della macchina della morte sono lapidari e allo stesso tempo ambigui, spesso “volutamente” sarcastici. Il problema, pare, è che siano anche infallibili. Dal giorno in cui è stata inventata l'umanità è genuflessa di fronte all'oracolo: chi l'avrebbe mai detto che un cubicolo elettrico-cabalistico, basato su un algoritmo perduto, potesse modificare radicalmente le abitudini, le strutture sociali, i rapporti interpersonali e il modo stesso di vivere la vita, a fronte della consapevolezza della maniera in cui terminerà? Innumerevoli sono le storie possibili di un “mondo in cui le persone sanno di che morte morire”...
C'è chi ha pensato alla fantascienza, chi alla fisica quantistica, alla poesia, al dramma familiare, alla rivoluzione, all'ossessione; c'è chi ha reputato interessante indagare la genesi, raccontare la storia degli inventori della macchina, chi ha voluto concentrarsi sulle sorti di un universo in cui, invece, il malefico “Congegno Delfico” non ha mai avuto fortuna. Alcuni autori hanno studiato il potere del linguaggio, tutt'altro che binario, delle predizioni; altri analizzato il meccanismo spietato della profezia autoavverante e le originalissime strade intraprese per permettere inconsapevolmente che si consumi; altri ancora, con uno sforzo di immaginazione in più, permeato la quotidianità degli effetti dell'esistenza del marchingegno: nelle scuole la popolarità è direttamente proporzionale alla violenza della propria morte, si organizzano party-etichetta durante i quali è più facile rimorchiare chi se ne andrà in modo assurdo, gli annunci per cuori solitari inseriscono “il biglietto” come parametro fondamentale di ricerca.  Un esperimento riusciuto e sorprendente quello condotto da Ryan Roth, Matthew Bennardo e David Malki !: tutto comincia da qualche vignetta su "Dinosaur Comic", blog a strisce di North, in cui un T-Rex si propone di scrivere “il miglior racconto di tutti i tempi” partendo da “una premessa fantastica: è un mondo in cui tutti sanno come moriranno!”. Sollecitati dall'input semplice quanto geniale, i seguaci del blog si entusiasmano e, sotto consiglio ufficiale, iniziano a inviare brani di tutti i tipi. Il risultato è una mole di quasi settecento componimenti, solo trenta dei quali selezionati per far parte della raccolta. Come ogni antologia che si rispetti il materiale è eterogeneo sia nei temi che nella qualità. Il lavoro di scelta è stato senza dubbio accurato ma avrebbe potuto spingersi più in là, snellendo il volume – che ne avrebbe guadagnato in agilità e scorrevolezza – e rimandando opportunamente ad un archivio online. Tuttavia La macchina della morte si legge con vero piacere, magari sovvertendo l'ordine dei racconti e tenendolo sul comodino anche più del necessario. È curioso notare quanto, nonostante l'incipit non proprio vitale, i vari autori e illustratori (sì, ci sono anche dei notevoli disegni) parlino soprattutto di vita, nonostante le riflessione sulla temuta mietitrice non sia né assente né superficiale. Difficilmente ci si scontra con il momento in cui i protagonisti raggiungono tempo e luogo dell'inevitabile incontro, piuttosto usano comunemente stringersi attorno a ciò che sanno dell'esistenza, a volte cedendo alla paranoia, certo, ma più spesso rivalutando il proprio stare nel mondo, considerandolo per la prima volta come il miracolo (divino o evolutivo non importa) che è. Il punto forte rimane la varietà tanto ovvia quanto spiazzante degli approcci: le trovate scandagliano possibilità narrative spesso audaci e ben sviluppate e le scritture, tutte di livello abbastanza alto – da notare la semplicità di lettura che le accomuna, forse mutuata da una capacità di comunicazione “2.0” sicuramente propria dei tanti blogger partecipanti – sono più morbide che spigolose, le narrazioni fluide e solo raramente sincopate nel ritmo. Non si può dire che si tratti un volume allegro, più probabilmente rassegnato nel senso positivo del termine. L'invenzione della macchina è un lutto universale e coincide con la realizzazione formale di ciò che era già in sostanza: il peso della certezza della morte soffre di una gravità maggiore e insistente, diventa un aspetto della vita a cui è necessario dedicare subito il proprio tempo. Se inutilmente starà al lettore giudicarlo. Le cinque fasi del lutto sono tutte percorse e indagate, ma i protagonisti quasi tutti a buon punto sulla strada che conduce all'accettazione. Come potrebbe essere altrimenti?

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