La macchina mondiale

La macchina mondiale
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Fine anni Cinquanta. Anteo Crocioni è un contadino e vive a San Savino, nelle Marche. Nella sua vita non ci sono solo la fatica e la vita dei campi, ma anche studi teologici e filosofici. Ha un solo amico, il seminarista Liborio, il quale gli fornisce dei libri di scienza che Anteo studia con passione. La sua originale e bislacca teoria sostiene che la specie umana sia stata portata da automi-autori, poi trasferitisi in altri mondi. La convinzione è dunque che l’infelicità e l’ingiustizia della società siano dovute all’ignoranza ed all’incapacità di affidarsi alle macchine ed alla loro perfezione. La teoria sembra ad Anteo originale e soprattutto efficace, e potrebbe in futuro appianare le divergenze e i contrasti fra i popoli. Meno entusiasta il padre, che vede nel figlio un pericoloso contestatore con simpatie comuniste, e i compaesani che a vario titolo tentano di distoglierlo dai suoi propositi. In coerenza coi suoi studi improntati a un rigido meccanicismo, Anteo, che nel frattempo ha sposato Massimina, acquista svariate macchine agricole con le quali avvia un’attività di contoterzista, malgrado la moglie e il padre non siano dello stesso avviso. Un giorno, ritornando dal lavoro che lo teneva lontano da casa, scopre che la moglie si è trasferita a Roma, stanca dei suoi scatti d’ira e delle sue farneticazioni filosofiche…

La macchina mondiale è il secondo romanzo di Paolo Volponi, nonché il suo primo Premio Strega. Vi si intrecciano magistralmente tematiche care all’autore: innanzitutto il conflitto fra mondo contadino e mondo industriale-cittadino, il dualismo fra innovazione e arretratezza, la chiusura al cambiamento che permea la società italiana. Per Volponi la pazzia autentica è di coloro che accettano l'infelicità e l'ingiustizia senza accorgersi della possibilità di cambiare le cose, e Pasolini a tal proposito definì Anteo come un Don Chisciotte anarchico, un uomo che nel suo istinto di innovatore si scontra coi poteri forti (lo Stato e la Chiesa) ma anche con quelli più piccoli e immediatamente prossimi, e dunque la morale del paesino e la famiglia. Imbrigliato dalle convenzioni sociali, Anteo cerca di divincolarsi e di indagare l’origine e il destino del mondo. Le azioni del protagonista sono state interpretate da diversi recensori, tra i quali il più autorevole è Romano Luperini, alla follia che il personaggio cova e che è sempre sul punto di esplodere. Nello scovare i giudizi critici più pregnanti sul romanzo di Volponi, è impossibile non dare risalto a quello di Giuliano Manacorda, che considerava la scrittura eccessivamente forzata e cerebrale, involuta, totalmente distante dal suo romanzo d’esordio Memoriale.



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