La madonna col cappotto di pelliccia

La madonna col cappotto di pelliccia
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Dopo aver schivato per mesi la carità pelosa di amici e conoscenti, un venticinquenne emerge dalla disperazione della disoccupazione ingoiando il proprio orgoglio e accettando l’interessamento del suo presuntuoso amico Hamdi e finisce per condividere un anonimo ufficio con un misterioso e ieratico traduttore dal tedesco. Raif Efendi è uno dei più vecchi impiegati dell’azienda ma nessuno sembra mai essersi preso la briga di conoscerlo davvero, svolge il suo lavoro con scrupolo e professionalità ma questo non lo sottrae alla pesante ironia dei colleghi. Solo il suo compagno di ufficio sembra genuinamente interessato a lui e cerca per settimane di scalfirne la corazza di educato distacco. È durante una delle frequenti malattie del traduttore che i due inizieranno a parlare e il venticinquenne sarà ammesso nella vita privata del collega più anziano e scoprirà che anche all’interno della sua numerosissima famiglia allargata egli ha scelto l’invisibilità, rassegnato all’incomunicabilità con parenti coabitanti presuntuosi, arroganti e pretenziosi, le cui vite vuote sembrano assumere pienezza di significato solo nel disprezzo di cui lo circondano. La sua stanca e consunta moglie, le sue sprezzanti e superficiali figlie, i suoi cenciosi nipotini, i suoi vanesi cognati, le sue pigre sorelle, pur dipendendo dalla sua paga per mantenere uno stile di vita che comunque gli rimproverano al di sotto delle loro aspettative, non gli dedicano che una distratta ironia, un disprezzo malcelato e rancoroso di cui non si intravede la ragione. Raif è un uomo che ha scelto di offrirsi paziente alle angherie del destino ma di sottrarre la propria anima alla brutalità del mondo che lo circonda nascondendola dove nessuno potrà raggiungerla, trovandole asilo nelle pagine di un quaderno sottratto a una figlia poco versata in aritmetica. Solo da quelle pagine, custodite nel cassetto di una scrivania a cui Raif non siede più, il suo collega scopre che il traduttore non è che il pallido spettro di un uomo che ha intensamente vissuto, ha amato ed è stato riamato dalla sua Maria pur credendola morta per dieci anni, ha saziato la sua anima assetata con conversazioni interminabili dinanzi a una finestra in un Paese straniero, ha pasciuto i suoi occhi innamorati nelle sterminate praterie dell’Arte e amato una donna che sembrava l’incarnazione di un quadro, conosciuta mentre vagava ubriaco per Berlino…

Quando le loro vite si incrociano, Raif Efendi e il narratore sono come due relitti abbandonati a riva da correnti misteriose che nessuno degna più di una seconda occhiata, ci si passa intorno, li si aggira ma non attraggono veramente l’attenzione di nessuno. La madonna col cappotto di pelliccia è un romanzo turco degli anni ‘40 tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni, grazie alla predilezione che gli hanno riservato i giovani che occupavano Gezi Park nel 2013 ed è tornato in una patria che si era dimenticata di lui e del suo autore attraverso le correnti di contestazione che agitavano il mediterraneo. Il romanzo, ristampato in milioni di copie da allora è divenuto un oggetto di culto non solo in Turchia ma in moltissimi altri Paesi sia occidentali che orientali, recuperando per acclamazione dei critici e del pubblico il posto che gli sarebbe spettato di diritto tra i classici delle Letteratura mondiale sin dalla pubblicazione. Di Sabahattin Ali non si sa molto, se non che è stato ucciso all’età di 41 anni dalla polizia politica mentre attraversava in segreto il confine con la Bulgaria. Forse uno degli elementi che hanno contribuito ad accendere la fantasia dei tanti giovani idealisti che popolavano il rinascimento delle piazze mediorientali è proprio l’alone di mistero romantico che circonda l’opera e il suo autore, oltre che la drammatica liricità dello stile con cui è composta. Ambientato in una Ankara che cristallizza tutti i conflitti e le contraddizioni di una società che all’inizio del secolo scorso lottava per conciliare le sue diverse anime, il romanzo è scritto in una lingua poetica e universale, che veicola i sentimenti più potenti, assoluti, dirompenti e, come disse Nazim Hikmet, arricchisce le vite dei lettori come “una musica meravigliosa”.



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