La madre americana

La madre americana

Non è una madre qualunque, Elma. Nella Roma in ricostruzione dell’immediato dopoguerra si è data da fare, lei che era arrivata dagli Stati Uniti con la sua divisa militare, un cognome italiano e origine italiche (i suoi genitori erano romagnoli). Elma è e resta americana di New York City nel senso più moderno e concreto, ma è proprio a Roma che incontra l’amore: il predestinato è un toscanaccio di vasta cultura con un fluente latino, che Indro Montanelli ha soprannominato ‘Petrus’, quel Carlo Laurenzi che militava nel Partito d’Azione e scriveva per il giornale di Carlo Levi. Un intellettuale d’altri tempi e d’antichi costumi in una città che sta per cambiare pelle. Da Carlo Levi e Giorgio Bassani passando per Ennio Flaiano e Franco Piperno, la scenografia che fa da sfondo all’infanzia di Laura è ricca e variegata, non ci si annoia all’ombra del Colosseo, capita anzi di incontrare un sex symbol come Cary Grant, ma anche di inciampare nel genio tormentato di Cesare Pavese…

Sesto romanzo per Laura Laurenzi - il quinto Smeraldi a colazione raccontava brillantemente la vita di Marta Marzotto: a cinquanta anni dalla scomparsa la giornalista e scrittrice romana racconta sua madre Elma Baccanelli, e insieme a lei ritrae in technicolor uno scorcio dell’Italia anni ’50, più precisamente di quella Roma cortigiana in cui miseria e nobiltà vanno a braccetto lungo i Fori. Laura ha una madre sui generis e ne è consapevole fin da bambina, Elma è l’unica signora dei Parioli ad avere un lavoro, un ruolo di potere e responsabilità, ma anche l’unica a festeggiare Halloween e a preparare muffin al cioccolato per i figli. Al tempo stesso omaggio, amarcord e romanzo di formazione, La madre americana racconta sottotraccia il forte legame madre/figlia ma soprattutto ci fa scoprire una donna forte e con uno spirito vivo, pronta ad aiutare il prossimo attraverso il Foster Parents Plan, programma di sostegno economico ai bambini e prima organizzazione umanitaria a inventare le adozioni a distanza. Una madre da dividere dunque, con il fratello maggiore Martino e con tutti i piccoli che avevano necessità di un aiuto concreto in quegli anni disgraziati (ne aiuterà ben 11.385). Elma Baccanelli non è la madre che fila e allatta a lume di candela di manzoniana memoria, ma una donna moderna e altruista che fino al 1969, anno della chiusura del programma di aiuti e della sua morte, si è rimboccata le maniche e ha lasciato un segno forte del suo passaggio. Scritto e vissuto in prima persona, il romanzo della Laurenzi gode di una bella prosa, scorrevole e senza esitazioni, un narrare sciolto che mescola memoria intima e memoria collettiva, passando da Levi a Montanelli, dalle macerie di Roma città aperta alla felliniana ’dolce vita’. Polvere di stelle e inchiostro di qualità ne fanno certamente una piacevolissima lettura.



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