La maledizione della peste nera

Genova. Vittoria Fornero, ingegnere responsabile della demolizione di un antico monastero benedettino, proprio non riesce più a sopportare l’ingombrante presenza quotidiana di quel piccolo monaco. Ogni giorno, verso le nove del mattino, il religioso si presenta al cantiere con la sua tradizionale tonaca nera, una tracolla anch’essa nera e una sedia pieghevole arrugginita sotto al braccio. Fratello Silvio assiste quindi imperterrito ai lavori di demolizione del monastero di San Giovanni mentre Vittoria gli inveisce contro, gioendo per la distruzione dell’antico luogo di culto. L’operaio Emilio non approva però l’aggressività di Vittoria e tenta di farle capire che non si tratta di un cantiere come tutti gli altri, trovandosi il monastero su un terreno consacrato. La profanazione del luogo, secondo Emilio, potrebbe portare a gravi conseguenze. Come per una strana coincidenza, infatti, l’operaio Yas si è già sentito male da qualche giorno e anche Vittoria, nonostante non sia mai mancata un giorno dal lavoro finora, non si sente molto bene e accusa tremori in tutto il corpo, un rigonfiamento sospetto sotto l’ascella e una tosse secca persistente. Sintomi che degenerano molto rapidamente e fanno immediatamente pensare addirittura alla peste bubbonica, debellata però già nel XIV secolo. Viene quindi convocata sul posto d’urgenza a indagare Alana Vaughn, esperta di malattie infettive presso la NATO. Si pensa a un attacco di bioterrorismo come causa scatenante della malattia anche se Byron Menke, omologo della Vaughn all’Organizzazione Mondiale della Sanità, teme che possa trattarsi di altro. E intanto il morbo si diffonde a macchia d’olio…

p>Daniel Kalla è un medico canadese di Vancouver che è stato anche direttore di medicina d’urgenza al St. Paul’s Hospital. È quindi uno degli scrittori di medical thriller più ferrati in materia, data la grande competenza acquisita sul campo. Ha conquistato gli elogi di grandi scrittori come Lee Child e Don Winslow per la sua grande abilità nel far crescere l’adrenalina pagina dopo pagina e nel mescolare alla perfezione verità e finzione in un intreccio coeso e convincente. L’autore, in questo caso, con la narrazione dell’epidemia di peste ai giorni nostri vuole costruire parallelismi con il 1348 attraverso le cronache dell’epidemia del cerusico Rafael Pasqua, nelle quali gli ebrei erano utilizzati come capri espiatori nella sciagura. Oggi l’autore ipotizza un coinvolgimento degli islamici in qualità di vittime della diffidenza generale. Una condanna quindi della paura del diverso, una denuncia della Storia che troppo spesso si ripete anche se con attori diversi. Proprio questo intento pedagogico di Kalla indebolisce forse troppo il thriller e la suspense, essendo evidente fin dall’inizio per il lettore dove l’autore voglia andare a parare.



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