La mamma dei carabinieri

La mamma dei carabinieri
Domenica Lupo, per tutti Mimma, nasce a Palermo nel 1917 da Antonio e Ninfa. Ha già una sorella più grande, Concetta. Pochi anni dopo la nascita di Domenica, Ninfa muore in seguito all’aver dato alla luce Luisa, la più piccola delle tre sorelle. Antonio vende ogni cosa e se la dà a gambe con una nomade senza patria né casa, così a prendersi cura delle tre bambine sono nonno Tano e sua moglie Donna Marianna. Mentre Concetta scappa di casa per sposare un nullafacente violento e vagabondo, Mimma cresce come la più coccolata, quasi la prediletta e ben presto diventa anche la più brava tra le ricamatrici della bottega di donna Ciccina. Nonno Tano e Donna Marianna sanno quanto sia bella questa loro nipote. E lo sa anche il brigadiere Giovanni Tagliarini, romano, figlio di un colonnello e fratello di un capitano dei carabinieri. In Sicilia c’è voluto andare di sua spontanea volontà per avere a che fare da vicino con la malavita. In realtà, è finito a fare le ronde nei quartieri con il suo collega Baldini. Ed è proprio durante queste ronde che si imbatte in Mimma: un giorno la incontra per strada, è appena caduta, così il carabiniere si ferma a soccorrerla e ne resta fulminato. Poi una sera, mentre Mimma sta tornando da casa della sorella Concetta, viene aggredita da un gruppetto di scapestrati e l’intervento di Tagliarini e Baldini si rivela salvifico. Giovanni, sapendo come funzionano certe cose in Sicilia, decide, perciò, di andare a chiedere la mano di Mimma a Don Tano che subito parte per Roma e va a conoscere i parenti del futuro genero che a loro volta, poi, arriveranno in Sicilia per conoscere Mimma. Passano due anni di felicità e si prospetta il matrimonio, quando una mattina accade l’imprevedibile. Mimma scende in piazza con la sorella Luisa per prendere l’acqua e viene rapita: Vito Caronia, criminale senza scrupoli, si è invaghito di lei e avendo saputo che è fidanzata ad un carabiniere ha deciso decide di compiere il gesto meschino...
Una Sicilia crudele e incomprensibile, nella quale i concetti di onore e rispettabilità sono legati a idee oscure, indecifrabili, che coloro che non appartengono a quella tradizione vedono all’opposto. È questa la prima considerazione che emerge appena si finisce di leggere La mamma dei carabinieri: la diversità di vedute, il relativismo culturale. Viene spontaneo essere solidali con quel Giovanni che perde la sua amata piuttosto che con la famiglia di lei che non ne denuncia il rapimento e anzi la dà in sposa al suo rapitore. Ancor più difficile capire le scelte di Don Tano. Anzi, quasi impossibile. E dopo la reazione a caldo c’è tutto il tempo per apprezzare e conoscere il personaggio che anima queste pagine: Domenica Lupo, definita 'mamma dei carabinieri' perché nel periodo in cui ha vissuto di fronte alla casa della famiglia del magistrato Borsellino – dove vigilano costantemente i carabinieri – è stata per loro una madre che li ha accuditi in assenza di quella reale, portando loro tutte le cose di cui avevano bisogno, osservando con attenzione che le loro divise fossero ben messe. Forse più di quello che una mamma farebbe con i propri figli, per sentirsi - ormai anziana - vicina in qualche modo a quell’amore giovanile che lei aveva conosciuto ed amato proprio con la divisa. E come ha raccolto la sua storia Alessio Puleo? Nel 2001 è entrato anche lui a far parte del XII Battaglione Sicilia, facendo il servizio di leva proprio nell’arma dei carabinieri, e quando si è ritrovata davanti quella donna, avendone già sentito parlare, ha deciso che questa storia non poteva restare sconosciuta. Da lì l’idea di un libro che inizialmente venne pubblicato da una casa editrice locale, la Navarra. A breve, potrebbe anche andare in porto il progetto per cui Puleo aveva inizialmente pensato questa vicenda: quello cinematografico. E noi ce lo auguriamo, sperando che la nostra storia si possa arricchire sempre di più di donne straordinarie delle quali vale la pena raccontare la storia.

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