La Mannaia

La Mannaia

Torello decide di voler diventare beccaio in un giorno qualunque della sua giovinezza, quando camminando per le strade della Firenze trecentesca incrocia lo sguardo di una chianina. È un uomo risoluto, Torello, e ha bisogno dei soldi per comprare il necessario per la professione che si è scelto, così, rimasto vedovo da giovane, vende Orso, il primo figlio, e col denaro ricavato prende ciò di cui ha bisogno. Trova allora un’altra donna e con lei ha due figli. Lupo, nato con delle gravi malformazioni, che viene rinchiuso nella cantina del nonno Gerundio, dove viene istruito e dà prova di grande intelligenza, e Falco, il secondogenito sano e forte, che viene invece indirizzato verso la professione del padre. È una famiglia complicata, quella di Torello, i cui componenti hanno legami forti e allo stesso tempo complicati. Nonostante le divergenze e le diversità di ognuno, alla morte del capofamiglia, con cui si apre la storia, i tre figli si ritrovano al capezzale del padre, mentre un nemico letale risale l’Italia mietendo le sue vittime senza pietà. È la peste nera, con cui la famiglia di Torello deve fare i conti…

Cimentarsi nella scrittura di un romanzo storico non è affare da poco. Ci vuole un’abilità particolare, ben distinta dalla mera capacità scrittoria. È un genere difficile, tanto da leggere quanto da scrivere, che richiede mano ferma, cultura vasta ed elastica e occhio critico. È necessario un uso della parola eclettico, che sia al tempo stesso consono al periodo trattato, credibile nei dialoghi e nelle descrizioni e comprensibile al lettore. È necessario uno stile raffinato, sinuoso, ricco e capace di descrivere tempi lontani senza correre il rischio d’eccedere in lunghe tirate inutili e noiose. È necessaria una conoscenza capillare del tempo storico di cui si parla, che includa usanze, loquele e accadimenti storici sia di grande sia di piccola portata. Ed è necessaria infine la capacità di comprendere senza dubbi di sorta quali fatti debbano essere narrati e quali invece vadano lasciati alla memoria della storia. Sono queste le qualità strettamente indispensabili per scrivere un buon romanzo storico, e Paola Presciuttini le ha tutte. Il suo nuovo libro, La mannaia, edito da Meridiano Zero con cui ha già pubblicato il felice e fortunato Trotula, è una perla, un pietra preziosa di grande valore nel panorama letterario italiano. Nella sua Firenze, città dove la Presciuttini è nata e ha vissuto, la scrittrice torna indietro nel tempo fino a uno dei periodi più travagliati e interessanti del nostro Paese, il Trecento. E quegli anni li scandaglia con eccezionale bravura, una maestria che dà i suoi frutti sia nella costruzione dei personaggi, perfettamente credibili e molto ben costruiti, sia nella stesura della storia in sé, sia nella ricostruzione prettamente storica. Quello della Presciuttini è un romanzo che si prende il tempo di cui ha bisogno, che non corre, indubbiamente una rarità, singolare e piacevole, che vale la pena di leggere e gustare.



 

 
 
 
 

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