La mano divina – Samba e l’arte occidentale

La mano divina – Samba e l’arte occidentale

La giovane guida del museo attorno a cui si ammassa una piccola folla di astanti che si scambia commenti dando una generale impressione di attenzione e di compiacimento illustra con una certa fierezza tutta una serie di significati e interpretazioni in merito a un’opera d’arte lì esposta. Nella fattispecie Play-Doh, di Jeff Koons, un’enorme struttura di pongo colorato che sembra un gioco di giganti bambini ma che in realtà secondo la guida rappresenta tutta la fragilità dell’essere umano, la caducità della vita, il non-senso dell’esistenza, l’impotenza nei confronti del destino cinico e baro, contro il quale non si può assolutamente fare nulla, del vuoto cosmico, della morte. Nessuno pare rendersi conto che in realtà si tratta di puri deliri; nessuno, tranne uno: Angelo, Angelo Bassi, custode ormai prossimo alla pensione che dal 1976, quando ha vinto il concorso come impiegato al Ministero dei beni culturali, sorveglia capolavori e ogni volta che si trova di fronte a sceneggiate del genere si sente torcere le budella e viene assalito da una gran voglia di mandare tutti all’inferno…

Mirko Bettozzi, dottore in sociologia – pare chiara dal modo in cui scrive l’attitudine a osservare in modo acuto e arguto gli individui all’interno del contesto in cui si relazionano con gli altri e la realtà stessa – con una tesi sul terrorismo islamico, ed evidentemente grande e competente appassionato di arte (disciplina che parla alla sensibilità di ognuno in modo diverso, anche in base a quello che è il proprio background culturale ed esistenziale), racconta con linguaggio ampio, semplice e chiaro la storia, ricchissima di temi, livelli di lettura e chiavi di interpretazione, punteggiata da belle immagini e caratterizzata con cura, di Samba. Che ricorda un po’ l’omonimo protagonista del film francese che da lui prende il nome con Omar Sy, Tahar Rahim e Charlotte Gainsbourg: anche lui è un immigrato di origini senegalesi e anche lui ha problemi burocratici e deve scontrarsi col pregiudizio verso chi è differente dal punto di vista culturale, religioso, linguistico e non solo. Qui però non siamo in Francia, ma a Roma: Samba, protagonista in parallelo insieme a un altro superstite di un viaggio della speranza che rischiava di essere disperato, ossia Farouk, egiziano, cristiano, pizzaiolo e donnaiolo, viene seguito in una sorta di Bildungsroman nella sua quotidianità e negli incontri con numerosi personaggi. Tra cui Angelo, custode di nome e di fatto – con cui diventa amico – della GNAM, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna: Samba infatti vuole diventare un grande storico dell’arte, e, convinto come tanti altri prima di lui che la bellezza salverà il mondo, sogna di pubblicare un manoscritto, che si intitola, in ossequio a quella che è la sua visione, proprio La mano divina.



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