La manutenzione dell’amore

La manutenzione dell’amore
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Camilla è una donna dai pensieri lisci e squadrati, punto apparentemente forte e fermo di una famiglia composta dalla figlia Federica adolescente e il marito Ernesto Leto. Camilla, dermatologa, viaggia sulla superficie della pelle dei pazienti per poi incunearsi un po’ più a fondo, mentre più a fondo la colgono improvvise crisi di pianto; il marito, gastroenterologo che “per ragioni prudenziali, svolge anche attività di medico di base”, è una persona intelligente e colta che tiene interessi e qualità rigorosamente per sé, sotto uno strato di polvere, ed è presenza-non-presenza in casa, avvolta in strato di indifferenza. Amico di Camilla e suo terapeuta, Fausto Solimano è psicanalista affermato, ai margini dell’istituzione e della Società degli analisti, oppresso in luogo opprimente, alla ricerca di un romanzo da iniettare nel suo quotidiano che lo trasporti. Elisa Torchio è una svagata psichiatra che compare un giorno in mezzo agli appuntamenti del giorno di Ernesto, finendo per divenire la sua amante. Amante, forse, per fermare una parola in un vago succedere tra le linee ripetute di un giorno e di quello dopo. Passeggiate lungo i disciplinati viali di Torino, “sinuosità fin de siècle di una Vienna morente”…

Elegante e morente, bello e ammuffito – e vi camminano morti molto cortesi ‒ è lo svolgersi del corpo di Torino intorno ai personaggi del primo romanzo di Augusto Romano: studi di psicanalisti che sono accoglienti rifugi per persone-personalità confuse, a sua volta confondono emozioni tenute a lungo a tacere, ma che prorompono in silenzi senza nome o in volute musicali improvvise, “senza ancora definire scopi”. Solitudini che sbattono contro l’imperante indifferenza, l’urlo trattenuto di emozioni da elaborare, che scalpitano per essere elaborate, ruoli in società che implodono – e portano Camilla a chiedersi “è proprio questo il mio posto?” o Fausto a desiderare il suo romanzo. Una maglia ordinata e anch’essa ammuffita, sotto la quale gorgogliano flutti potenti, proprio sotto il lettino dello psicoterapeuta, proprio sotto gli appartamenti e le stanze. Alla flânerie è affidato il flusso della conversazione e del silenzio che liberano da alcuni lacci. Romanzo non riuscito, soggetto letterario di sicuro interesse, in cui l’autore si trova a suo grande agio nell’analisi reiterata e mirata dei suoi personaggi, lasciando meno spazi ad altrettanto efficaci spiragli di discreta narrazione.



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