La marcia di Radeschi

La marcia di Radeschi
Le molte facce di Milano sono rappresentate da un’unica ed eterna figura. La Madonnina? Il Castello? Piazza Affari? No. Dalla prostituta, intesa tanto come oggetto del desiderio di una ricchezza senza morale quanto come donna discriminata da una città che gioca a farsi paladina dei diritti ma che, ad ogni palleggio, mostra il rovescio della medaglia. Così, quando il giornalista Enrico Radeschi trova una prostituta morta in un appartamento al centro di Milano, sa che la sua indagine giornalistica troverà pochi alleati e tanti oppositori. Ma a Milano, opposizione fa rima con indifferenza: tutto scorre troppo veloce  e il paradigma del  - lavoro/guadagno, spendo/pretendo – non ha tempo per dedicarsi al corpo martoriato di una donna senza nome. Radeschi, appassionato al suo lavoro più di ogni altra cosa (eccezion fatta forse per la sua vespa, che chiama il “Giallone” – indovinate un po’- a causa del colore) non può perdere tempo prezioso e si muove veloce per la città alla ricerca di informazioni e dettagli che rendano onore ad una vita spezzata. Radeschi monta rapido sul suo vespone attraversando Milano dal centro fino a Lambrate (in cui si concede anche una buona birra al famoso Birrificio), mette in riga serial killer supplendo ad una polizia spesso indaffarata dalle faccende del nulla, si improvvisa negoziatore, poi osserva in silenzio le situazioni più critiche per raccogliere elementi importanti al caso, e dalla prostituta alle faccende boccaccesche il passo è sempre breve. Non basta, il vespone quasi diventa macchina del tempo e solca i confini alpini portando indietro le lancette:  il giornalista avventuriero scopre un mistero epocale della vita di quel signore coi baffetti per nulla simpatico. Super Mario? No … Adolf Hitler!...
Dallo stile giornalistico, mescolato ad un vezzo narrativo leggero, questo romanzo viene su che è una meraviglia: una cosa per tutti, da leggere al mare o in biblioteca, seduti in scrivania o prima di addormentarsi. Ma soprattutto, un libro – quello di Roversi – da leggere a Milano. Una guida turistica che non potrà non incuriosire chi non ha mai messo piedi nella città delle contraddizioni, attenta alle architetture dell’Expo ma distratta quando si tratta delle case popolari, ricca e sfavillante ma piena di povera gente che guarda da lontano la stessa città in cui vive. Dal vespone di Radeschi, e dalla penna di Roversi, appare una Milano bella – come solo chi ci vive può davvero capire – ma anche una città cattiva. Ed anche questo, ahinoi, è un segreto riservato ai soli abitanti. 

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