La meccanica dei ruoli

La meccanica dei ruoli
La nonna muore, Ada e Cosmo si vedono costretti a rincontrarsi. Lui torna dagli Stati Uniti dove era scappato, più che semplicemente trasferito per ragioni di lavoro. Lei lo attende, come sempre, occupandosi delle incombenze familiari. Sono fratelli gemelli, Ada e Cosmo. Eterozigoti. I due infatti sembrano essere diversi che più diversi non si può. Lui, risoluto e volitivo, reagisce alla non facile situazione familiare - una madre prennemente depressa, un padre assente, la nonna come unico punto di riferimento - con inusitata indipendenza già da bambino. Lei, rotonda, insicura, morbida nel fisico goffo e nel modo di approcciarsi alle situazioni, dipende morbosamente un po'da tutti, in particolare da lui. Eppure non tutto è come sembra. E un anacronistico viaggio in auto che attraversa da nord a sud tutta l'Italia, alla riconquista delle ceneri della nonna, obbligherà i ragazzi a fare i conti tra di loro, e con se stessi…
Alice Malerba scrive un on the road non esattamente classico, che illumina il proprio cammino tutt'altro che sotto la stella dell'avventura. All'insegna dell'introspezione prende il via questo viaggio che, costruito con un chiasmo di simboli, parte da una Torino fredda ma custode di vita alla volta della calda Sicilia che conserva nella morte le spoglie della nonna dei due protagonisti, che con animo discorde vanno a recuperarle. Eppure in un ulteriore rovesciamento quello che da nord a sud scarrozza i due gemelli è un moto di rinascita e di scoperte e riscoperte. Sulla scia della tradizione letteraria nella dialettica e cinematografica nella fotografia - Elisabethtown e Orlando Bloom e un lungo viaggio in macchina a salutare il padre morto nella città natale, per dirne uno pop - il romanzo è scritto con un tono che calca la mano sull'intimità, ma inciampa su quelle che fuori dai denti possiamo chiamare “pippe mentali tutte femminili” da manuale (donna è la scrittrice e la protagonista vera e propria), dimenticandosi che forse gli echi dagli impulsi esterni possono rivelarsi più originali e toccanti della autoanalisi maniacale. Non sarebbe stato meglio aprire un po’ i finestrini?

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