La memoria del corpo

La memoria del corpo

Elsa è al telefono con la sorella Irene. Naturalmente, stanno parlando dei loro figli. Irene è un po’ preoccupata per Mattia, che passa tanto, troppo tempo con il suo amico Bogo ad ascoltare musica deprimente; poi si vestono di nero, si passano la matita sugli occhi, sembrano usciti da un film sugli zombie. Elsa si diverte, ascolta distratta le idee strampalate della sorella che crede sempre di aver ragione nelle sue improvvise illuminazioni, nel frattempo scrive la lista della spesa per la cena in programma quella sera. Mentre ancora sta parlando con Irene – ora la conversazione verte su Yoko Ono e l’amore – Elsa sente il figlio Sebastiano dire qualcosa sull’uscio della sua cameretta. Elsa pensa per un attimo di aver capito male. Riattacca il telefono velocemente. Si avvicina al figlio, gli chiede cosa c’è, cosa ha detto. Sebastiano ha sette anni e quello che sta chiedendo alla sua mamma è se due maschi si possono sposare. Elsa risponde, tranquilla, e gli chiede il perché di quella richiesta. La risposta è fulminea, semplice, quasi banale: Sebastiano afferma di amare Brandon – sì, Brandon di Beverly Hills 90210 (siamo negli anni ’90) – e di volerlo sposare; e si dice gay. Elsa lo riporta a letto, la sua mente comincia a viaggiare, si chiede se il figlio ha consapevolezza di quello che sta dicendo, se dirlo al padre, se il fatto che tali esternazioni l’abbiano turbata sia normale o no...

Io non posso far altro che consigliare di leggere questo libro. Carlo Deffenu ha una scrittura trasparente, cristallina, riporta scene di quotidianità e dialoghi credibili che permettono al lettore di calarsi fin da subito nella narrazione, immedesimandosi nei protagonisti senza alcuna fatica. Detto questo e aggiungendo che certe pagine sono permeate di una acuta ironia – sorriderete molte, molte volte – è bene precisare che quella raccontata è una storia potente, di quelle che bam! ti si conficcano dentro come un pugno sullo stomaco e ti mettono KO per giorni, a pensare, a star male, anche a lettura terminata. È un libro che parla al suo lettore, è un libro empatico, che vorrete mettere in bella mostra sulla libreria, di cui accarezzerete la coperta. L’amore, in tutte le sue forme e manifestazioni, è il tema centrale del romanzo, e l’autore sembra volerci ricordare che non possiamo decidere come amare ed essere amati, che ogni persona ama l’altro con una modalità individuale, così come ognuno di noi ha un proprio passo, una propria andatura nel camminare, e l’accettazione di queste diverse forme d’amore rappresenta un segno di maturità e responsabilità personale, un segno di civiltà universale. Pur essendo ambientato negli anni novanta, credo che questo romanzo abbia un’attualità stringente, che sia un valido supporto ai genitori che vogliono far crescere dei figli ben educati sentimentalmente, dei futuri cittadini che non abbiano paura di sé e dei propri desideri e non siano spaventanti dall’altro, perché ognuno di noi è altro per qualcuno e, alla fine, siamo sempre e comunque tutte persone con desideri, speranze, paure e manie, voglia di amare e di essere amati.

LEGGI L’INTERVISTA A CARLO DEFFENU



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