La memoria del peccato

La memoria del peccato
Portland, Oregon. Una famiglia si ferma in una stazione di servizio per fare rifornimento. Ma qualcosa va storto e, durante una rapina, la famiglia viene sterminata. Ed è così che il piccolo Nathan, di soli undici anni, miracolosamente sopravvissuto, rimane da solo. Ma non ricorda nulla di ciò che è successo quel giorno. Solo la percezione del dolore provato. Diciannove anni dopo, una donna viene trovata ferita e in stato di shock. Di notte si è intrufolata in una casa e ha liberato delle ragazze costrette a prostituirsi dalla mafia russa. La donna non ricorda nulla. Nemmeno il suo nome. Sa solo che ha scoperto quel nascondiglio perché ha visto le grida delle ragazze e ha toccato la loro angoscia. La donna, che viene chiamata Jane Doe in attesa che venga scoperta la sua identità, viene affidata alle cure dello psichiatra Nathan Fox, il quale le diagnostica una rara forma di sinestesia, un disturbo della mente che porta il paziente ad avere percezioni distorte dei sensi. Anche Nathan ne soffre in maniera più lieve, mentre la donna ha la forma più acuta: addirittura ha quella che Fox definisce ‘sinestesia eco di morte’, che fa vedere alla donna immagini di morti violente avvenute in precedenza. Nel frattempo, in città c’è un serial killer che lascia la foto di Jane sui luoghi del delitto e sembra conoscere il segreto della donna…
Michael Cordy dimostra di essere uno scrittore eclettico perché, a dispetto dei suoi lavori precedenti, maggiormente orientati verso l’action, La memoria del peccato è un thriller psicologico à la Franck Thilliez, con contaminazioni horror. Soprattutto nella prima parte del romanzo, infatti, il lettore è chiamato a vivere sul filo del rasoio, disorientato dalla mancanza totale di punti di riferimento. Il risultato è una sensazione di straniamento che solo nella seconda parte si attenua e le ombre si diradano per lasciare spazio ad una narrazione avvincente e tesa. Molto interessante è la trattazione di quella che normalmente si crede solo una figura retorica ma invece è un disturbo  sensoriale che fa vedere i suoni e i colori delle lettere, mescolando i sensi in infinite combinazioni: la sinestesia. Costruito su una solida basa scientifica, quindi, il lavoro di Cordy appare coerente, avvincente e ricco di colpi di scena che ne aumentano la suspense. Un lavoro che sicuramente sarebbe stato maggiormente valorizzato con la traduzione del titolo originale The colour of death, mentre quello scelto fa perdere di vista il binario sul quale viaggia il romanzo e lo getta leggermente nell’anonimato. Resta comunque la sensazione di aver letto un’ottima storia, ben strutturata attraverso la buona caratterizzazione dei personaggi e consigliata a chi cerca nella lettura il brivido e l’emozione forte.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER