La metamorfosi

La metamorfosi
Una mattina Gregor Samsa si sveglia con una terribile sorpresa: il suo corpo si è trasformato in un gigantesco insetto. Non riesce a capire che cosa possa essergli successo. Forse sta solo sognando. Ma quando si accorge che sono già le sei e mezzo e che ormai ha perduto il treno delle cinque, non c’è più tempo per pensare, deve alzarsi e in fretta. Un ritardo del genere non può non passare inosservato al principale che molto facilmente l’accuserà di avere una scarsa voglia di lavorare. Non si può certo dire che Gregor ami il mestiere di commesso viaggiatore, ma si è sempre impegnato a fondo per pagare il debito dei suoi genitori senza mai risparmiarsi. Ora il problema è di scendere dal letto, un’operazione per niente semplice sdraiato com’è sul dorso. Cerca in ogni modo di voltarsi su un fianco, ma inutilmente. La sua inquietudine sale nel sentire prima la voce della mamma chiedergli con dolcezza se sta bene, poi con ben altro tono, quasi di rimprovero, quella del padre che lo invita ad uscire dalla stanza. Anche l’amata sorella nella camera attigua gli sembra preoccupata e disperata. All’improvviso squilla il campanello d’ingresso. Un visitatore, qualcuno mandato dalla ditta pensa Gregor. Quando si accorge che è addirittura il procuratore si agita ancor di più e fa l’unica cosa possibile: si butta giù dal letto. Mezzo rovinato si spinge verso la porta dove con gran fatica riesce a far girare la chiave nella serratura. La sorpresa è enorme: negli occhi dei genitori, della sorella e del procuratore legge orrore, rabbia e disgusto…
Franz Kafka racconta che lui e i suoi amici ridevano a crepapelle alla lettura de La metamorfosi. Che questo racconto lungo sia dotato di comicità può essere, ma di una comicità tragica, specchio drammatico dell’alienazione umana. Insomma, si ride per non piangere. Lo scrittore praghese affronta un argomento per lui difficile: il rapporto con la sua famiglia, in special modo con il padre. Questi rappresenta nel suo autoritarismo il perfetto campione borghese, l’esatto contrario di Franz incapace di adattarsi ai simboli totemici della società piccolo-borghese dell’epoca: il matrimonio e gli affari. La sua inettitudine alla vita è resa in chiave psicanalitica nell’auto-confessione Lettera al padre del 1919, nella quale emergono l’angoscia per l’impossibilità di avere affetto e il dolore per l’essere accusato di parassitismo. È la stessa riflessione a cui era già giunto tre anni prima con La metamorfosi, dove Gregor Samsa, diventato un grande e inutile scarafaggio, è un peso e una vergogna insopportabili per la famiglia. Se da una parte Kafka esemplifica paradossalmente la sua inadeguatezza psicologica alla claustrofobica struttura famigliare, dall’altra critica senza mezzi termini la società capitalistica del primo ‘900, per la quale contano il produrre e il guadagnare. Gregor non sopporta l’impiego di commesso viaggiatore, lo accetta pazientemente solo per far contenti i genitori e la sorella. Si rende conto di essere una rotella di un ingranaggio che non può e non deve conoscere intoppi, vive nel timore di un rimprovero del principale, astrazione di un potere oscuro e oppressivo che si materializza nel suo “mandante”, il procuratore. Non è un caso che la sua emarginazione sia resa figurativamente dall’immagine schifosa e ripugnante dell’insetto, nato per essere schiacciato. La diversità di Gregor è il simbolo del rifiuto dell’individuo debole da parte di un mondo che non ammette infrazioni ad un’ideologia fondata sulla sicurezza e sulla forza. In questo senso La metamorfosi rientra pienamente nell’estetica decadente, per come rivela con lucidità l’inconsistenza di un sistema che, grazie al successo economico, si crede vincente ed immutabile. Gregor è un parente stretto di Zeno Cosini e di Hanno Buddenbrook, altri inetti puniti dai loro padri e dalla classe di appartenenza per la loro incapacità a vivere. Se non ché Kafka, rispetto a Italo Svevo e a Thomas Mann, opera una regressione del protagonista a livello animalesco che risulta disturbante e struggente al tempo stesso. La metamorfosi resta oggi una lettura molto attuale, forse non si ride molto, in compenso apre gli occhi sulla condizione dell’uomo, sul suo affannarsi per essere socialmente accettato a costo di rinunciare alla propria identità. Lo scrittore praghese ci ricorda che la diversità è un valore se non viene pregiudizialmente calpestata. Chi è più umano: Gregor-scarafaggio o i suoi famigliari? 

 

 

 

 
 
 
 
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