La mina tedesca

La mina tedesca

Accade tutto in poche ore: Roma capitola ed è ceduta ai tedeschi con un armistizio che consegna il Paese all’esercito di Hitler, in cambio della fuga del re Vittorio Emanuele II e della scarcerazione di Mussolini. È troppo! Il tenente Giaime Pintor, giovane avviato ad una brillante carriera letteraria, già sceso in strada per raggiungere gli altri “compagni” e festeggiare l’imminente liberazione della città e della nazione, all’improvvisa notizia dell’armistizio, è costretto a rinculare per il temuto ritorno dei tedeschi. Di fronte alla ritirata del suo re, non esita un istante e decide perciò di rispondere “alla chiamata alle armi” per il suo Paese, quindi lascia Roma e insegue il re per capire davvero se si tratta di una ritirata strategica o della fuga di un sovrano inetto, ormai in declino. Attraversando tutta l’Italia centrale, fino a Brindisi dove ha conferma dei veri piani del monarca sabaudo, decide perciò che è il momento di reagire duramente a questa sconfitta civile, per questo torna indietro a Napoli per unirsi alla nascente resistenza e per poter finalmente “menare le mani”. Giaime lascia tutto e tutti, ma non li abbandona: la sua famiglia ed il suo Paese hanno bisogno del suo impegno, perché gli alleati tardano ad arrivare e ogni speranza di libertà, di pace e di democrazia sembra perduta. L’epilogo sarà però differente…

Il romanzo di Carlo Ferrucci, già curatore dell’edizione delle poesie di Rainer Rilke tradotte dallo stesso Pintor e pubblicate dalla stessa casa editrice, ricostruisce nel romanzo gli ultimi mesi del giovane tenente Giaime Pintor, fulgido esempio di letterato impegnato nella vita sociale e civile del suo paese. Nel romanzo c’è l’intreccio fra la passione civile e politica di Giaime con le sue letture, la sua formazione da germanista, soprattutto c’è la realizzazione del perfetto intellettuale militante, la sua capacità di rendere pratico ed attuale il suo bagaglio di conoscenze, la sua volontà di non abbandonarsi all’agio della sua condizione di “uomo di lettere”, ma la voglia ed il desiderio di mettersi in discussione, di mettersi in gioco, mettendo da parte ogni tipo di privilegio e ignavia. Il dissidio dell’intellettuale in tempo di guerra e di dittatura è in Pintor ancora più evidente: conosce bene la natura tedesca, ne parla con i suoi compagni di viaggio nel corso di questa tumultuosa ricerca della verità, ne ripercorre le tracce, cerca risposte. Il romanzo è la storia esemplare di un intellettuale che unendo in sé pensiero e azione, talento poetico e rigore morale, rinuncia alla sua condizione di benessere e sacrifica la sua vita per il riscatto dell’Italia in uno dei periodi più bui della sua storia. È quindi uno spaccato biografico, ma anche un amaro ritratto sociale di un Paese confuso, diviso fra nostalgici, coraggiosi patrioti, politici in fuga per mettere al sicuro le proprie vite. Scritto in modo pacato e antiretorico, il libro si legge tutto d’un fiato perché riesce nell’intento di ben calibrare lo sfondo storico con la percezione individuale dei drammatici momenti che la stessa storia ci mette di fronte.



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