La mischia

La mischia

I genitori di Gorane chiedono alla figlia di tornare a casa. Madre si solleva e la sua faccia sembra staccarsi dal corpo e galleggiare nell’aria. Sua padre invece è rannicchiato nel letto, con la schiena ampia e legnosa rivolta verso Gorane; indossa una maglia rossa che porta impresso un motto del terrorismo basco dell’ETA. Madre e padre hanno svezzato i gemelli Gorane e Jokin con l’ideologia libertaria anti-spagnola. Ma questa volta non urleranno i loro slogan contro lo Stato usurpatore, perché sono coinvolti in una lotta ben più strenua, “quella contro il corpo che marcisce”. Gorane li prende per mano e li trasporta a casa. I suoi genitori sono orgogliosi di essere stati malmenati e durante il tragitto ridono e si scherniscono allegramente. La casa è bianca e assomiglia a un uovo. Anche Gorane assomiglia a un uovo... Jokin arriva a Parigi e si mette alla ricerca di un lavoro. Finge di essere spagnolo, per non ammettere di essere basco e attirare gli sguardi ignoranti della gente. Trova un impiego presso il museo Pompidou, grazie alla mostra di un’artista madrilena, Agacia Gil. Jokin è dipendente dall’eroina. Il primo buco se l’è fatto a sedici anni: aveva vomitato, ma il gesto l’aveva fatto godere. Era come se bucandosi cercasse di penetrare sotto l’epidermide per scovare, vedere e conoscere il Jokin che lo faceva piangere e picchiare. Si martoriava la pelle per aprirsi un varco in direzione del suo sottosuolo e chiedersi qualcosa. Al lavoro Jokin incontra Germana, per colpa della quale ricomincia a fumare e smette di bucarsi...

La mischia è il primo romanzo pubblicato da Valentina Maini. Dopo aver conseguito il dottorato in Letterature comparate tra Bologna e Parigi e aver pubblicato una raccolta di poesie intitolata Casa rotta (Arcipelago Itaca, 2016), oltre a vari articoli e racconti in riviste come “Atti Impuri”, “TerraNullius e “Poetiche”, Maini esordisce con libro potente e sofisticato, che dimostra una padronanza matura e consapevole della lingua e della narrazione. L’articolata struttura interna è il riflesso della complessità delle relazioni umane che coinvolgono i protagonisti del romanzo, punto focale di un racconto sospeso tra testimonianza diretta, finzione letteraria e asetticità da resoconto investigativo. Gorane e Jokin sono gemelli, nati e allevati nel ventre della più violenta formazione terroristica europea, l’ETA. Nonostante le profonde differenze che intercorrono tra loro - Jokin si lascia soggiogare dall’ideologia dei genitori, mentre Gorane dimostra fin da piccola un forte moto di rigetto per la violenza e la cecità del terrorismo – i due sono ragazzi spezzati da un’infanzia terribile, che trovano ristoro spirituale in atteggiamenti che oltrepassano i confini dell’accettazione sociale, la droga e comportamenti considerati figli della pazzia. L’amore-odio nei confronti dei genitori, colpevoli di averli cresciuti nel radicalismo di una causa da accettare acriticamente, è un filo rosso che percorre tutto il romanzo. Ma Maini non si limita a delineare un percorso formativo che, a distanza, tra Parigi e i paesi baschi, coinvolge i gemelli e il loro vissuto. Attorno a Gorane e Jokin si muove un arcipelago di individui che, per attrazione o repulsione, si trova costretto ad alterare il proprio equilibrio esistenziale in seguito al contatto con le personalità magnetiche dei due protagonisti. La mischia è un romanzo da leggere proprio per questo motivo: perché come i personaggi secondari, tra cui si annoverano uno scrittore e uno psicologo, davanti alle tribolazioni di Gorane e Jokin hanno messo in dubbio i pilastri su cui poggiava la propria vita, così il lettore potrà interrogarsi sulle proprie certezze e rivoluzionare d’un colpo la propria interiorità.



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