La miseria del mondo

La miseria del mondo

Mme Meunier si lamenta in continuazione dei vicini algerini, perché sporcano, cucinano pasti puzzolenti, fanno un baccano infernale. Stare in strada ventiquattrore con i tossicodipendenti: è così che trascorre le giornate l'educatore comunale Francis T. Non crede alle strutture pubbliche, così ne ha creata una illegalmente per il recupero dei drogati. Da quindici anni Gérard, un cinquantenne operaio specializzato, lavora alla catena di montaggio della Peugeot di Sochaux. La sua avversione alla fabbrica è profonda e immedicabile: le condizioni lavorative sono peggiorate e non c'è più senso di coesione tra i compagni di reparto. Per Fanny, una donna divorziata di 48 anni, insegnare è “un lavoro di merda”. All'entusiasmo iniziale è subentrato lo scoraggiamento per il disinteresse degli studenti, il disprezzo dei genitori, l'indifferenza dei colleghi. Questa è la Francia agli inizi degli anni ’90: difficoltà di integrazione degli immigrati, disoccupazione, fallimento delle politiche abitative, violenze dei casseurs, isolamento dei piccoli funzionari pubblici. E il divario tra “dominanti e dominati” si accentua sempre di più…

I nuovi poveri, secondo Pierre Bourdieu, sono i disoccupati, i lavoratori demotivati, gli anziani non autosufficienti, i drogati, i minori devianti, i malati mentali, i vagabondi. Sono loro i protagonisti de La miseria del mondo, un saggio rivoluzionario che, quando uscì nel 1993, scandalizzò l'accademismo sociologico per la metodologia utilizzata, basata non sulle classiche regole dell’indagine scientifica, bensì sull'intervista. Si trattava di un procedimento poco ortodosso, ritenuto non rigoroso, ma che consentiva una “relazione d’inchiesta” in presa diretta. A più di venti anni di distanza è pertinente riproporre al pubblico italiano il testo di Bourdieu? La risposta è sì. La miseria del mondo sembra essere stato scritto ai giorni nostri: i problemi di allora sono i medesimi di oggi, così come gli stati d'animo di frustrazione, angoscia, paura, rabbia. Bourdieu racconta di un universo in via di disgregazione, dove lo Stato non svolge più nessuna azione di protezione delle fasce deboli lasciate a marcire nella propria marginalizzazione. Basta girare nelle nostre città per rendersi conto di come il libro del grande sociologo francese sia stato più che mai profetico.



 

 

 

 
 
 
 

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