La misura della felicità

La misura della felicità
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A.J. non ha nemmeno quarant’anni ma per lui né la vita, né il lavoro, né tantomeno le persone sono più interessanti. Da poco ha perduto Nic, sua moglie, in un incidente e adesso la loro libreria non è più quel posto fantastico che era quando ci lavoravano insieme, ma piuttosto un peso: la gente non pare più interessata davvero ai libri, sembra vada lì solo a far domande stupide e a dar fastidio. Nemmeno i libri sono più interessanti, anzi A.J. trova che siano tutti brutti e inutili; meglio non parlare poi di quelli sui vampiri e roba simile! A lui piacciono solo i racconti, ma anche lì trovare qualcosa di veramente bello gli è difficile. Tra le tante seccature ci mancava pure quella tizia, l’agente della Knightley Press, a proporre la sua scheda invernale. Sì, insomma, lui è stato un po’ brusco – va bene, maleducato – ma pure lei… S’è presentata al posto della persona che A.J. era abituato ad incontrare. Che ne poteva sapere lui, quando ha accettato l’appuntamento con la casa editrice, che quell’uomo era morto? Meno male che per un po’ di mesi non la rivedrà; com’è che si chiamava? Amelia dovrà aspettare che passi l’inverno prima di poter prendere il traghetto e tornare lì, ad Alice Island. Una sera, tornando in libreria (ha lasciato aperto, ma lì non succede mai niente!), trova Maya, una bimba di due anni, seduta tra i libri che ne sfoglia uno con attenzione, poi gli tende le braccine per essere presa in braccio e gli sorride. Sul petto del suo pupazzo dei Muppet è appuntato un biglietto di sua madre che chiede ad A.J. di tenerla con sé e crescerla tra i libri. Ma lui di bambini non ne sa niente! Cosa deciderà di fare della piccola? E dov’è la mamma di Maya?
Qual è la misura della felicità? Esiste cioè un modo per misurarla? Di certo esistono diversi modi per raccontarla e questo libro ne sceglie uno particolare. L’ultimo romanzo di  Gabrielle Zevin, autrice americana di romanzi e sceneggiature di successo, ha una qualità che lo distingue dai tanti in circolazione ugualmente piacevoli e scorrevoli, di quelli che si leggono in una sola notte perché vuoi sapere cosa succede. Questo è un libro trasversale. Certo, è pur sempre una storia d’amore (declinato in vari significati) e questo ne fa una lettura piuttosto “femminile”, anche per la delicatezza e la grazia dello stile. Ma non è necessariamente escluso che possa piacere anche ad un pubblico maschile. È un libro che offre, infatti, diverse chiavi di lettura e ciascuno potrebbe essere colpito da un aspetto diverso. Il rapporto dolcissimo che nasce tra la piccola e straordinaria Maya, bambina intelligente e curiosa soprattutto nei confronti dei libri, e il novello Scrooge, amareggiato e indurito dai crudeli fortunali del destino che regala, toglie e talvolta (come racconta questa storia) dona di nuovo, in altro modo, è la trama portante del romanzo, con tutte le sue implicazioni anche appena striate di giallo. Ma dal “miracolo” che capita nella vita di A.J. derivano altre conseguenze, compresa la voglia di lasciare che l’amore torni a togliergli il sonno, tutte sostanzialmente scaturite dall’aver abbandonato l’atteggiamento di chiusura al mondo col quale l’uomo tentava di mascherare e controllare il dolore. Questa specie di favola che celebra l’amore per la vita in tutte le sue sfumature si intreccia poi in maniera indissolubile col fil rouge che attraversa tutte le sfaccettature della storia: l’amore indiscusso per i libri e le librerie. La libreria è la cornice in cui la maggior parte della storia trova un senso, a un libro prezioso è legato un piccolo mistero che si svela solo alla fine, un libro fa da cupido tra due personaggi, ricordando un po’ il “libro galeotto” di Paolo e Francesca, perché “cosa, in questa vita, è più personale dei libri?”. Ed ecco il valore aggiunto del romanzo (nel quale comunque sono citati spesso titoli che un lettore tipo la sottoscritta non potrà fare  ameno di appuntarsi): l’autrice fa precedere ogni capitolo da una piccola scheda dedicata ad un libro, che il protagonista intende lasciare a sua figlia come una preziosa eredità fatta di consigli di lettura; libri che in qualche modo si sono intrecciati con le loro vite. Di certo ogni lettore sarà colpito dall’uno o dall’altro aspetto della storia, ma si godrà comunque una narrazione, indubbiamente astuta, ma davvero piacevole, come dimostra il fatto che il romanzo ha venduto un milione di copie negli States ed è stato tradotto in oltre trenta paesi. Abbiamo bisogno, anche, di favole moderne, se sono utili anche a suggerire qualche bella lettura è anche meglio. Un peccato lasciarsi sfuggire quindi questo libro sul libri e sull’illusione (o la speranza?) che la vita dà spesso un’altra opportunità, se solo glielo si consente.

Leggi l'intervista a Gabrielle Zevin

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