La misura eroica

La misura eroica

La Colchide era una remota regione posta ad Oriente, una terra assai lontana quanto la distanza dell’orizzonte che intravvediamo al sorgere del sole. Giasone era solo un ragazzo che prima di allora non si era mai allontanato dalla propria dimora. Nessuno avrebbe mai creduto che avrebbe trovato il coraggio per partire alla ricerca del vello d’oro. Ma soprattutto nessuno avrebbe mai pensato che egli sarebbe riuscito ad affrontare le numerose insidie poste lungo la navigazione e a fare rientro un giorno in Tessaglia. Neppure Giasone avrebbe mai immaginato di essere chiamato in così giovane età a solcare per primo l’immenso mare sulla prima nave che fu mai costruita. Per non dire di Medea, che oltre la linea di quel lontano orizzonte trascorreva tranquilla le proprie giornate, senza attendere alcuno straniero di cui innamorarsi. Eppure l’impresa fu condotta a termine. L’uno tornerà a casa riuscendo a salvare il padre, l’altra lo seguirà per amore dopo aver rinnegato il proprio, la famiglia e la terra su cui abitava. Entrambi, non più ragazzi ma ormai un uomo e una donna, giungeranno alla meta ben diversi da come erano prima di partire. Entrambi incarnano la figura dell’eroe, che per i Greci antichi non era rappresentata da colui che vinceva, ma da chi trovava in se stesso la forza di accettare la propria sorte e portarla a compimento. La loro scelta non è dissimile da quella che attende ogni ragazzo nel momento in cui sente di dover abbandonare le mura rassicuranti della propria adolescenza per raggiungere la terra ignota della maturità…

La lettura de La misura eroica ci conquista, fin dalle prime righe, come la tentazione irresistibile di una passione d’amore. È infatti con le dinamiche potenti e sottili della fascinazione che il libro della Marcolongo prende il suo abbrivio. Davvero difficile resistere alla malia seducente della sua scrittura, al desiderio di lasciarsi rapire da un procedimento narrativo che incalza e seduce in virtù di una prosa affabulatoria e spoglia di dialoghi, ma capace di mantenersi fluida anche quando si ramifica in una fitta serie di accattivanti digressioni. Poi però ad avere la meglio sarà un tono più lieve e affettivo, ricco di considerazioni e approfondimenti, sia quando la sua penna si sofferma sugli intensi ritratti dei protagonisti delle Argonautiche di Apollonio Rodio portandovi il lume della sua solida preparazione umanistica, sia quando con arguta pregnanza ne estende il rimando introspettivo dal mito greco alla nostra vicenda umana. Tra evocazioni e suggestioni introspettive, il tema del passaggio all’età adulta scorre abbacinante tra le pagine come un mare aperto dove gorghi e insidie non disarmano il lettore ma lo sollevano, lo istigano a partire e lo trasportano incontro all’ignoto. E alla fine di questo meraviglioso libro, il senso complessivo che si ricava è un omaggio alla polivalenza dei libri che sembra rigenerarsi nel passare del tempo e nell’offrire sempre nuove opportunità al piacere della lettura.



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