La morte al cancello

La morte al cancello
In una fredda notte bresciana la moglie di un medico molto noto in città viene barbaramente uccisa davanti al cancello della sua villa. L’efferatezza del delitto è grande: tre colpi di pistola la raggiungono a bruciapelo, devastandole il viso e rendendola praticamente irriconoscibile. Pochi giorni dopo, in un’altra zona periferica della città, due barboni vengono rinvenuti cadaveri, freddati con un colpo al cuore. Due delitti inspiegabili e apparentemente molto diversi, lontani nelle circostanze e nelle modalità, che però pesano sulla scrivania dell’anziano commissario Miceli, al quale si accompagna nelle indagini anche l’ex giudice Petri. Infatti, nonostante la pensione raggiunta, Petri collabora attivamente con il commissario, anch’egli prossimo a chiudere con il lavoro, per trovare moventi, modalità e dinamiche dei due casi. Insofferente alla vita casalinga, l’uomo rimugina la notte e durante le passeggiate mattutine, riflettendo sui casi, sulle anomalie e sulle possibili piste da seguire. Se il primo delitto presenta almeno tre possibili colpevoli, un marito dall’alibi zoppicante, un ex amante giovane e arrampicatore sociale, un avido e violento amico di famiglia finito in guai finanziari, l’omicidio dei due barboni sembra non avere motivazioni. Per questo Miceli e Petri partono dai dettagli, da minuscoli indizi che si collegano poco a poco svelando equilibri nascosti tra presone, situazioni compromettenti e imbarazzanti, che si uniscono fino a formare un quadro forse più chiaro, forse definitivo. Le soluzioni dei due casi si palesano molto lentamente, andando a formare un puzzle dai molti pezzi dove lo scenario da ricostruire è confuso e difficile da delineare. Brescia si rivela una città cupa, fredda e nelle cui vie scorre il sangue e la violenza è di casa. Il commissario e l’ex giudice, nonostante i diversi metodi d’azione, si confrontano e uniscono le forze per organizzare al meglio pedinamenti e ricerche, finendo per formare un’involontaria squadra d’azione tanto anomala quanto efficace …
La morte al cancello è un noir elegante, scritto in maniera compita, come eleganti e compiti sono i personaggi descritti al suo interno. E non si tratta solo del commissario Miceli e dell’ex giudice Petri, che per il loro mestiere già fanno sottintendere uno stile fine e riflessivo, ma anche i due barboni, Gaspare e Giovita, si distinguono per gentilezza di modi e  buona educazione. Nonostante le apparenze, i due uomini galanti anche se trasandati e lerci conquistano le simpatie di una donna, muovendola a compassione. Quest’aria misurata e sobria si respira lungo tutto il percorso, anche quando le situazioni non lo prevedrebbero, come l’incontro sessuale tra i due barboni e una vecchia prostituta assoldata per festeggiare un’inaspettata somma di denaro. La soluzione al mistero sulle morti viene centellinato, goccia a goccia diluito e propinato un poco alla volta, con calma e perizia, scorrendo fluido nell’andare e venire degli uomini delle forze dell’ordine, che con le loro scoperte introducono al finale. La coppia di investigatori, già presente in tre precedenti libri di Gianni Simoni, si distingue dal gruppo dai colleghi che spopolano nell’universo letterario noir e giallo proprio per l’età avanzata, che limita da un lato i combattimenti corpo a corpo, le scazzottate e le pistolettate tipiche dei moderni investigatori giovani e magari  pure belli, concentrandosi di più sull’aspetto umano dei buoni e dei cattivi, sulle loro abitudini e sui loro lati oscuri. Indagini che corrono sul filo del ragionamento, degli stimoli reciproci tra commissario e giudice, sull’atmosfera fredda di una Brescia dura e che ben accompagna il lettore fino alla conclusione degli eventi narrati.

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