La musica è finita

La musica è finita

La svolta nella carriera di Franco Battiato si ha nel 1980 con la pubblicazione di Patriots, in cui alla furia iconoclasta e dissacrante e al tema della mercificazione del sacro si lega l’autoironia. Sulle pedane “piene di scemi che si muovono” c’è anche il cantautore siciliano… Mentre Branduardi ammette di essere profondamente moralista, Massimo Bubola dichiara il suo odio per la retorica, nemica della verità e della giustizia. Mario Castelnuovo trova il chiaroscuro sentimentale (l’eros che si lega al senso di perdizione) la formula di scrittura più eccitante, ma affronta anche il tema della malattia mentale in Sul nido del cuculo, perché tutto è politica, con buona pace dei soliti soloni che d’altronde sono stati capaci di ritenere persino Lelladi De Angelis, ballata di amore e morte in dialetto romanesco, mai così attuale in tempi tragici di femminicidio, una canzone troppo disimpegnata. Enrico Ruggeri è passato attraverso vari generi, e rivendica il diritto di parlare di contenuti in un brano di musica leggera, tenendosi distante dal Sistema, che ne limita la libertà, mentre Vecchioni, prima vicino al PCI, ora si riconosce nel PD, e Claudio Lolli, marxista convinto, reputa giusto svegliarsi, vedere quel che succede intorno e poi ricominciare a sognare. Da qui la delusione per quanto accaduto nei Balcani, da qui un pezzo come Tien An Men…

È tutta la vita che Mario Bonanno scrive di musica. È la sua grande passione, e certo non è solo la sua. La musica è davvero la colonna sonora della quotidianità di ognuno, chi più chi meno. Alzi la mano chi non lega almeno un ricordo, una sensazione, un momento particolare della propria esistenza a una canzone. E spesso non si tratta di tormentoni che durano una sola estate, ma di brani che, per così dire, hanno fatto la storia, appartengono alla memoria condivisa di diverse generazioni, ne sono il fondamento. Canzoni in cui alle note si fondono, per una strana e indescrivibile alchimia, le parole, liriche, poetiche, impegnate, che affrontano l’amore o temi civili, diventando talvolta persino un riferimento, una pietra di paragone, un repertorio di citazioni. L’Italia ha una grande tradizione di interpreti, autori e cantautori, e Bonanno descrive un percorso, attraverso saggi, articoli e interviste, in cui tratteggia i connotati della contemporaneità, narrando di noi attraverso i temi della produzione artistica di molti grandi personaggi della scena musicale italiana (Jannacci – “accorato-caustico-ingenuo-sgangherato-commovente” –, Bertoli, Venditti, De Gregori, Graziani, Gaber, Gaetano, Finardi, Guccini, Conte, Rosso, Fossati, Dalla, De Andrè), e di un mondo che forse non esiste più mediante il ricordo di sé che ha lasciato nella collettività.



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