La nascita della bellezza

La nascita della bellezza
Una serie di brevissimi racconti ispirati ad alcuni dei capolavori più famosi della storia dell’Arte moderna e contemporanea. 23 piccole storie che partono da una immagine per raccontarne genesi, atmosfere, contesti, sensazioni. Tra gli altri: L’amore vittorioso di Caravaggio, in cui si ripercorre la tormentata biografia del pittore maledetto per eccellenza con la vocazione per l’autodistruzione (“No. Non puoi amarti” in l’Amore Vittorioso); il Sabba di Goya, in cui si immagina una intervista con l’artista ormai vecchio e sordo che dichiara apertamente la sua dicotomia tra artista ossequioso di corte e creatore libero di mostri ed incubi (“La vista è la lente che mi ha fatto vedere tutto il grottesco della vita” in La quinta del sordo); la Bambina Malata di Munch dove emergono attraverso la voce dello psichiatra, dell’amante e di una serva fobie, traumi infantili e follie di un genio il cui grido rimase sordo (“Genialità e follia un confine labilissimo le separa” in Il fregio della vita); Il violinista di Chagall, un commovente confronto tra il quasi centenario pittore ed un suo giovane ammiratore (“Caro ragazzo sono un vecchio dal cuore infantile. Forse è questo il mio segreto” in Sogno d’una notte d’estate); Atto d’amore di Schiele, dove una donna traccia un fulminante profilo di un genio (“Egon era un genio. Complesso, inquieto, sconcertante, sconvolgente, bellissimo”, in Colui che vede se stesso); Il piccolo Cervo di Frida Kahlo, la sofferente rievocazione dell’ultimo anno di vita dell’artista messicana costretta a letto dall’avanzare della sua malattia (“Il mio cervello pensa, le mie mani si muoveranno ancora sulla tela” in Perché voglio i piedi se ho le ali per volare), Vndrz di Basquiat, dove viene esposto tutto il cinismo e la “bestialità” di un certo mercato dell’Arte che considera gli Artisti, e la loro creatività, carne da macello da sacrificare sull’altare del guadagno (“Che cosa importava la vita di un ragazzo nero? Cosa importava il suo malessere di vivere? Bastava fargli intravedere i dollari fargli credere di essere un artista, di avere potere” in Vndrz). E poi ancora Bruegel, Mirò, Boccioni, Ricasso, Klee, Van Gogh, Sisley, Tamara de Lempicka, Hopper, Wahrol…
L’autrice – scrittrice ed inevitabilmente appassionata d’arte – costruisce, come una raffica di flash, una serie di storie con stili e punti di vista di versi per raccontare qualcosa che colpisce lo sguardo ed i sensi ma che è molto difficile da descrivere, almeno non banalmente, in poche parole: l’opera d’arte. Come spiegare la genesi di un capolavoro? E’ possibile svelare quello che c’è dietro la tela senza spegnerne la magia? La Mezzadri Cofano ci riesce adottando stratagemmi narrativi interessanti come usare lo stile epistolare o servirsi di diversi punti di vista dal giornalista allo psichiatra, dall’amico al mercante d’arte, dall’amante all’artista stesso. Un libro non solo destinato agli estimatori, e conoscitori dell’Arte, ma anche per chi vuole confrontarsi con i tormenti che accompagnano da sempre la spinta creativa non solo dei geni ma di chi ogni giorno tenta di aggiungere un colpo di pennello al suo personale capolavoro, la vita.

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