La nascita di Venere

La nascita di Venere
1492, quartiere orientale di Firenze, fra la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore e la chiesa di Sant'Ambrogio. «Come in una Repubblica corrotta, la nostra casa lodava la virtù in pubblico ma premiava il vizio in privato». È pomeriggio. L'arrivo del giovane ospite e il nuovo lustro alla cappella della famiglia, nella corte, nel silenzio del palazzo, animano la figlia di Paolo Cecchi e la spingono a raggiungere l'uomo cresciuto tra i monaci. Potrebbero scoprirla: la fedeltà della servitù non le è riservata, ma vuol vedere come procedono i suoi disegni. Imprudente e fiera, particolarmente determinata, Alessandra oltre gli schizzi pare interessata al pittore fiammingo, a cui è proibito parlare con le donne, lui che dipinge al servizio di Dio...
Realtà, arte, talento e le loro sfaccettature più nascoste, fino al cuore della natura cupa del sapere: sapere sempre più radicale e alternativo, alla fine del Quattrocento, alla spiritualità del credo. Per raggiungere con la morte del signore di Firenze, Lorenzo de'Medici, l'abisso dello splendore e l'inflessibilità dei castighi, in un romanzo alla scoperta della passione. Passione per Alessandra Cecchi e per ogni fiorentino figlio del Rinascimento divenuta trappola, ammantata di paura. Questa storia, emozionante e forte, non inizia nell'austerità. Il frate domenicano Girolamo Savonarola estende sì il rigore, controlla gli animi, e tuttavia la giovane Cecchi resiste. Scopre il genio artistico, non è pronta a lasciarsi alle spalle il passato e giudica da sé il peccato. Ama. Una storia, ancora, profonda e segreta, di slanci di rivolta, di sentimenti e relazioni, una storia anche familiare finché non si fa avanti la disperata ricerca della pace e la scelta della solitudine. Forse unica, terribile: difficile la scelta finale.

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